Succede a Ferrara che una parola moderna ma scaturita dal vernacolo cittadino sia balzata alla ribalta sospinta da un movimento di opinione che vuole contrastare lo svilimento del centro storico con eventi chiassosi e costosi, che lo rendono invivibile, per di più inaccessibile e che non recano nessun lustro alla città.
Ma la “baldunara” non è una parola astrusa e senza storia, un conio artificiale e forzato dalla contingenza. Ha un suo “pedigree”, un’etimologia di tutto rispetto e anche una connotazione culturale. Il “baldone” a Ferrara e nelle sue campagne è il bidone, oggetto vile ma simpatico per la sua apparenza primitiva e mite, per la forma tendente al rotondo che sempre ispira bonomia, soprattutto quando il “baldone” è vuoto.
Il “baldone” poi, altri non è che un oggetto oggi di grande attualità: il bidone di petrolio, pari a 159 litri di contenuto e circa 275 euro di valore medio in benzina.
Di fatto l’oggetto del contendere nella guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. E da ormai mezzo secolo simbolo di un’epoca, totem dell’economia capitalista e della nostra intera civiltà.
Il “baldone”, soprattutto vuoto, è un oggetto d’uso comune: ci facciamo il barbecue, lo ricicliamo in mille modi, lo troviamo in magazzini, fabbriche, fattorie, sodaglie. È forse brutto da vedere, ancor più se arrugginito, ma è una presenza familiare. Una volta trovaticisi davanti, picchiarci sopra viene spontaneo e dà all’esecutore una tribale autorità, insomma una scimmiesca aura che si traveste anche da sfida a sfondo sessuale o da pretesa mascolinità.
L’individuo, ominide o primate, che si avventura in questa gestualità, produce rapidamente un effetto che i ferraresi, con la loro arguzia, sono stati svelti a definire “baldunara”, cioè l’ovvio rumore di un “baldone” percosso, che continua a essere visto in termini positivi, come espressione di carattere e manifestazione di volontà, almeno fino a un certo punto. Quando la “baldunara” supera i limiti di questa sua funzione assertiva, diventa molesta e suscita reazioni avverse.
E qui comincia la storia moderna del termine che, come ho anticipato, ha anche un risvolto culturale e antropologico, meglio compreso con un raffronto al passato. Nelle fiere di paese, nei festival e kermesse estive della nostra storia recente, fra autoscontri, giostre, sale da ballo e terrazze all’aperto, stabilimenti balneari e giochi circensi, la musica diffusa era generalmente una compilazione delle canzoni più alla moda del momento o di un genere musicale o anche di un’epoca, come la musica degli anni Ottanta, o il Funky, il Liscio, il Jazz, il Pop e via di seguito, suonate da orchestre e gruppi o riprodotte da nastri, dischi o altro.
Oggi invece l’intrattenimento di ogni tipo, qualsiasi raduno di pubblico è accompagnato da un battito indistinto e sempre uguale, prodotto da computer, mixato e modulato ma non suonato da musicista alcuno.
Un battito incessante e martellante, che viene riprodotto ovunque, nei bar, nelle terrazze dei ristoranti, in spiaggia, sui traghetti per le vacanze, in qualsiasi luogo pubblico, nelle manifestazioni sportive e va da sé, in ogni fiera o festival.
Un rumore più che una musica, che sembra l’elettrocardiogramma di qualcuno inseguito da un lupo mannaro o da un orso o appeso a un cappio per l’esecuzione, un malessere, un rombo che picchia sullo stomaco, una percossa che colora tutta la realtà di quel suo stolido, stupido battito, una semplificazione brutale di tutte le note musicali e le loro sfumature a due, due colpi, meglio due “stussi” nemmeno fischiabili ancor meno cantabili, perché come si fa a fischiettare uno “stusso”?
Ed ecco allora la parola ferrarese, la “baldunara” entrare in scena con fantastica precisione semantica e agguantare il fenomeno con l’eloquenza di cui spesso solo il vernacolo è capace.
La “baldunara” così non è più solo una parola dismessa di un rustico dialetto ma diventa espressione di un flagello di questa modernità insipida, di questa Italia senza carattere e senza spina dorsale che accetta ogni ingiuria alla sua libertà e alla sua bellezza, a cominciare proprio dal brutto e dal dozzinale, questa Italia da cui i giovani fuggono e dove i vecchi imperversano, un’Italia appunto assordata dalla “baldunara” dell’ignoranza e del pregiudizio che forse a Ferrara si sente più forte che altrove.
Ma almeno noi abbiamo la parola per dirlo.
Diego Marani
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