Politica
1 Maggio 2026
Conferenza alla Camera dei Deputati dell'assessore alla salute Massimo Fabi e del capogruppo regionale del Partito Democratico Paolo Calvano

L’Emilia-Romagna rafforza le misure per fronteggiare la sindrome feto alcolica

di Redazione | 2 min

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L’assessore alla salute Massimo Fabi e il capogruppo regionale del Partito Democratico Paolo Calvano hanno partecipato oggi alla conferenza stampa “La prevenzione per garantire il diritto alla salute: il caso della sindrome feto alcolica”, promossa dall’onorevole Ilenia Malavasi, svoltasi presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati. L’Assessore e il capogruppo hanno presentato e commentato la delibera regionale che promuove un nuovo modello messo in campo dalla Regione Emilia-Romagna insieme ad AIDEFAD (Associazione Italiana Disordini da Esposizione Fetale ad Alcol e/o Droghe), con l’obiettivo di rafforzare prevenzione e presa in carico dei disturbi dello spettro feto-alcolico (FASD).

“La Regione Emilia-Romagna ha appena approvato una delibera regionale che istituisce nuove misure organizzative per riconoscere lo Spettro dei Disturbi Feto Alcolici (FASD) come priorità regionale di sanità pubblica, assumendo la prevenzione dell’esposizione prenatale all’alcol quale obiettivo strategico delle politiche regionali sanitarie e sociosanitarie – ha dichiarato Paolo Calvano – L’obiettivo è di sviluppare politiche pubbliche integrate che sostengano concretamente le persone con FASD e le loro famiglie, spesso alle prese con situazioni complesse. In Emilia-Romagna stiamo costruendo un modello che punta su formazione dei professionisti, prevenzione e tutela dei diritti, affiancando anche i caregiver nella gestione quotidiana”.

Ma il tema, è stato sottolineato, riguarda tutto il Paese. A livello nazionale serve fare di più: politiche più mirate, maggiori risorse e campagne di informazione più incisive, perché la FASD resta ancora poco conosciuta sia tra gli operatori sanitari sia tra i cittadini.

“Oggi mancano percorsi strutturati di diagnosi e invio, e molti casi non vengono mai intercettati. La presa in carico, inoltre, richiede un approccio multidisciplinare – sanitario, psicologico, educativo e sociale – capace di accompagnare la persona lungo tutto l’arco della vita – continua Calvano – In Italia non esistono ancora centri specializzati formalmente riconosciuti, anche se alcune realtà si stanno organizzando in modo autonomo. A complicare il quadro, una diagnosi difficile – per l’assenza di test specifici e la variabilità dei sintomi – e la mancanza di protocolli condivisi a livello internazionale”.

Da qui l’appello del capogruppo durante la conferenza: “Bisogna rafforzare il coordinamento tra istituzioni e sistema sanitario per garantire risposte più efficaci e omogenee su tutto il territorio nazionale. Da qui il nostro impegno in Emilia-Romagna nel promuovere modelli innovativi di prevenzione e presa in carico”.

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