Comacchio
28 Aprile 2026
Dal progetto sulle spiagge inclusive alla visione di una città senza ostacoli: “l’inclusione non è uno slogan, è una responsabilità”

Comacchio, “Mare senza Barriere”: l’accessibilità come scelta politica e leva di sviluppo

di Redazione | 3 min

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Comacchio. “L’inclusione non è uno slogan. È una scelta politica. È una responsabilità.” È da questa impostazione che prende le mosse l’intervento politico del candidato sindaco Vito Troiani (Libera Comacchio) alla base del progetto “Mare senza Barriere”, promosso da Libera Comacchio, che da anni propone una visione complessiva di accessibilità del territorio, ben oltre la sola dimensione balneare.

L’obiettivo dichiarato è netto: “Rendere il nostro territorio realmente accessibile. Non a metà. Non per facciata”. Un principio che si traduce in una critica esplicita a interventi ritenuti insufficienti, come le semplici passerelle sulla spiaggia. “Non basta una passerella per definirsi inclusivi”, viene sottolineato con forza, a evidenziare come l’accessibilità richieda invece un sistema integrato di servizi, infrastrutture e competenze.

Nel dettaglio, una spiaggia davvero inclusiva dovrebbe prevedere percorsi continui fino al mare, attrezzature per l’ingresso in acqua, segnaletica adeguata e soprattutto personale formato in grado di assistere le persone con disabilità. “Servono persone formate, associazioni, operatori capaci di accompagnare chi ha difficoltà direttamente in acqua. Perché l’accessibilità vera si misura nei dettagli. E nella dignità”.

Il riferimento al litorale di Porto Garibaldi è diretto: “A Porto Garibaldi oggi questo non c’è”. E una semplice infrastruttura parziale viene giudicata insufficiente: “una passerella che si ferma a metà non garantisce un diritto: lo limita”.

Ma la riflessione si estende oltre il mare e coinvolge l’intero tessuto urbano. “Perché l’accessibilità non riguarda solo il mare. Riguarda tutta la città”. Nel mirino finiscono anche alcune strutture pubbliche, come scuole prive di strumenti di abbattimento delle barriere architettoniche: “È inaccettabile che ancora oggi esistano strutture pubbliche, come scuole, prive di strumenti essenziali come un montascale”.

Il principio guida viene sintetizzato in modo netto: “Perché l’inclusione o è ovunque, oppure non esiste”. Da qui la proposta di un cambio di paradigma che non sia solo culturale ma anche economico e strategico.

L’intervento richiama infatti il ruolo crescente del turismo accessibile, definito non più come nicchia ma come settore in espansione: “Oggi il turismo accessibile non è più una nicchia marginale. È un settore in forte crescita, che in Italia vale miliardi e coinvolge milioni di presenze ogni anno”. Un segmento che genera effetti a catena: maggiore permanenza, presenza di famiglie e accompagnatori, e potenziale destagionalizzazione dei flussi.

In questo quadro, l’accessibilità diventa anche una leva economica: “Non è solo inclusione. È economia. È futuro”. Tuttavia, viene evidenziato un dato critico: “meno del 10% delle strutture turistiche è davvero accessibile”, segnale di un ampio margine di intervento ancora non colmato.

La prospettiva finale è quella di un posizionamento territoriale competitivo per Comacchio, attraverso investimenti, servizi e collaborazione con il mondo associativo: “Noi vogliamo che Comacchio sia tra i territori che fanno la differenza”.

L’obiettivo conclusivo è esplicito e programmatico: arrivare a “una città senza barriere. Per tutti. Sempre”.

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