Spettacoli
28 Aprile 2026
Mercoledì 29 aprile alle 17.30 nella cornice di Palazzo Roverella, a cura degli studenti dei Conservatori Frescobaldi di Ferrara

Beethoven e Schumann: due anime della musica da camera per la rassegna Ferrara Cameristica

di Redazione | 2 min

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Nuovo concerto della rassegna Ferrara Cameristica mercoledì 29 aprile alle 17.30 nella cornice di Palazzo Roverella, a cura degli studenti dei Conservatori Frescobaldi di Ferrara in collaborazione con il Circolo dei Negozianti di Ferrara.

Protagonisti gli studenti della classe di musica da camera della prof.ssa Anna Bellagamba e del prof. Luca Bellentani del Conservatorio G. Frescobaldi di Ferrara Isabella Perpich, Vittorio Nanetti, violini, Marco Remelli, viola, Luca Talassi, violoncello, Giovanni Bergamasco, pianoforte.

Composto tra il 1824 e il 1825, il Quartetto per archi in la minore op. 132 rappresenta uno dei vertici della tarda produzione di Ludwig van Beethoven, una stagione creativa segnata da una straordinaria libertà formale e da una profondità espressiva senza precedenti. In quest’opera il compositore supera definitivamente i modelli classici, dando vita a un linguaggio intimo e visionario, in cui il discorso musicale si fa frammentato, meditativo, talvolta enigmatico.

Il quartetto si apre con un movimento che alterna tensione e lirismo, introducendo un percorso ricco di contrasti e improvvise aperture espressive. Il cuore dell’opera è tuttavia il celebre Molto adagio, definito dallo stesso Beethoven “canto di ringraziamento di un guarito alla divinità”, scritto dopo una grave malattia. Qui il tempo sembra sospendersi in una dimensione quasi spirituale, tra momenti di austera contemplazione e sezioni più mosse, in cui la vita riemerge con nuova energia. I movimenti successivi ristabiliscono progressivamente il dinamismo, fino a un finale appassionato e inquieto, che chiude il percorso in un clima di intensa tensione emotiva.

Con il Quintetto per pianoforte e archi in mi bemolle maggiore op. 44, Robert Schumann inaugura una nuova stagione della musica da camera romantica, portando il pianoforte al centro di un dialogo serrato con gli archi. Composto nel 1842, anno particolarmente fecondo per la produzione cameristica dell’autore, il quintetto unisce slancio virtuosistico e profondità poetica, in un equilibrio originale tra energia e introspezione.

L’Allegro brillante iniziale si distingue per l’impeto ritmico e la chiarezza tematica, mentre il secondo movimento, In modo d’una marcia, introduce un carattere più drammatico e solenne, segnato da contrasti espressivi. Lo Scherzo, vivace e scintillante, offre un momento di leggerezza virtuosistica, giocato su rapide figurazioni e dialoghi serrati tra gli strumenti. Il Finale conclude l’opera con grande energia, intrecciando i temi in una costruzione brillante e coesa, che testimonia la maturità compositiva di Schumann.

Accostati nello stesso programma, questi due capolavori mettono in luce percorsi differenti ma complementari della musica cameristica tra classicismo e romanticismo: da un lato la ricerca interiore e quasi metafisica di Beethoven, dall’altro l’urgenza espressiva e il fervore creativo di Schumann. Un dialogo tra epoche e sensibilità che continua a parlare con forza al pubblico di oggi.

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