A Pomposa risuona il sacro: Vox Artis in concerto
L'ensemble di musica antica Vox Artis darà forma domenica 26 aprile, alle ore 17, nella chiesa abbaziale di Pomposa, al concerto di musica sacra Ora et Labora - Guido monaco
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Lunedì 27 aprile alle 20.30, Ferrara Musica al Ridotto ospita un concerto dell'Orchestra a Plettro "Gino Neri”, dedicato alla storia del repertorio del plettro
Domenica 26 aprile alle 10.30, Ferrara Musica propone al Ridotto un altro appuntamento cameristico di grande interesse, protagonista il giovane Trio Àrktos
Dal 24 al 26 aprile, il sipario del Teatro Comunale Claudio Abbado Ferrara si apre su uno spettacolo che promette di lasciare il segno: Gaber – Mi fa male il mondo, con Neri Marcorè
L’Ego Lounge, nella suggestiva cornice di piazza fausto Beretta, ospiterà un evento live d’eccezione che porterà sul palco due realtà artistiche di grande spessore: Elaine Palmer e i Satellite Inn
Era il Ferragosto del 1980. Roma si svuotava, qualcuno restava: un fricchettone convinto di partire per Mosca con un’amica di penna polacca, un bullo romano che vorrebbe portare la madre in Spagna ma non riesce a staccarsi da lei, un uomo timido e goffo che si affida al caso. Tre storie parallele, un solo attore, sei personaggi. Un sacco bello, il film d’esordio di Carlo Verdone, torna al Cinema Boldini in Sala Estense martedì 28 aprile alle ore 21, nella nuova versione restaurata in 4K curata dalla Cineteca di Bologna con il laboratorio L’Immagine Ritrovata, in collaborazione con Mediaset Infinity – RTI, Minerva Pictures e SIAE – Società Italiana Autori ed Editori.
Il film è, ancora oggi, uno dei rari casi in cui un esordio dice già tutto. Verdone aveva affinato quei personaggi negli spettacoli teatrali Tali e quali e Rimanga fra noi… (1977) e poi in televisione con Non stop (1978-1979): l’hippy Ruggero, il borgataro Enzo, il mammone Leo non erano macchiette ma ritratti, costruiti su osservazione diretta. Il bullo era uno che incontrava in un bar di via dei Pettinari. Il mammone con la spagnola abitava nello stesso palazzo. Verdone stesso lo ha raccontato: «Ho cercato di raccontare con ironia quegli anni che mi fornirono tanta ispirazione per personaggi i cui tic e le cui debolezze si stavano imponendo sul versante maschile».
Dietro la macchina da presa, per la prima volta, c’era però anche un maestro. Sergio Leone, che aveva visto gli sketch televisivi, spinse Verdone a scrivere il soggetto e a dirigerlo in prima persona. Si presentò a casa sua di pomeriggio e restò fino alle undici di sera a spiegargli inquadrature, ritmi, silenzi. Continuò per due mesi. Il risultato, con fotografia di Ennio Guarnieri e musiche di Ennio Morricone, è una commedia che non invecchia: non perché sia “senza tempo”, ma perché la sua umanità è precisa, datata, e per questo ancora riconoscibile. Accanto a Verdone, Mario Brega e Renato Scarpa completano un ensemble in cui ogni presenza ha il suo peso.
La versione che arriva in Sala Estense è il frutto di un restauro realizzato dal laboratorio L’Immagine Ritrovata sotto la supervisione dello stesso Verdone. Un intervento filologico che restituisce al film la grana giusta: non una patina posticcia di modernità, ma la texture di un cinema popolare italiano che sapeva guardare le cose in faccia.
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