Spettacoli
28 Aprile 2026
In Sala Estense mercoledì 29 aprile e giovedì 30 con inizio della proiezione alle ore 21

Al Boldini “Suicide Club” e “The Whispering Star” di Sion Sono

di Redazione | 3 min

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Il Cinema Boldini in Sala Estense di Arci Ferrara porta per la prima volta sullo schermo cittadino due film di Sion SonoSuicide Clubmercoledì 29 aprile, e The Whispering Stargiovedì 30 aprile. Entrambe le proiezioni iniziano alle 21, con apertura porte alle 20:30, in Sala Estense (piazzetta del Municipio 14, Ferrara). I film sono in versione originale giapponese sottotitolata in italiano.

Sion Sono nasce a Toyokawa, nella prefettura di Aichi, nel 1961. Prima di diventare regista è poeta, non nel senso biografico ornamentale in cui si usa la parola: scriveva poesie sui muri della città, in forma di graffiti, poi le fotografava, poi le filmava, cercando di dare movimento a qualcosa che il solo testo non riusciva più a contenere. Da quel gesto nasce il suo cinema: un cinema di eccesso e precisione, di caos governato, dove i corpi e le idee si scontrano in modo fisicamente percepibile. Nel 1985 realizza il suo primo cortometraggio; nel 1990 il primo lungometraggio, Bicycle Sighs. Ma è con Suicide Club, nel 2002, che il suo nome varca i confini del Giappone. Love Exposure (2008), premiato a Berlino con il FIPRESCI Prize e il Caligari Film Award; Why Don’t You Play in Hell? (2013); The Whispering Star (2015): ogni suo film è un universo a sé, capace di abitare un genere per poi sabotarlo dall’interno. Regista, sceneggiatore, scrittore e poeta, Sono è uno di quegli autori rispetto ai quali qualsiasi catalogazione arriva sempre un passo dopo.

I due film proposti dal Boldini non sono semplicemente due titoli accostati per affinità: sono le due facce di uno stesso prisma. Suicide Club esplode, urla, aggredisce — parte dallo splatter, attraversa il thriller, devia nel musical pop, finisce nell’astrazione. The Whispering Star, tredici anni dopo, trattiene e sussurra: lavora per sottrazione, in un bianco e nero cosmico e ipnotico. Uno eccede, l’altro svuota. Insieme descrivono l’ampiezza di un autore che non si lascia fermare da nessuna forma.

Suicide Club (2002) comincia con 54 studentesse che si gettano sotto un treno della metropolitana di Tokyo tenendosi per mano, e da quel momento non smette mai di ricominciare da capo. Ogni sequenza ridefinisce le aspettative della precedente; ogni risposta apre tre nuovi interrogativi. Il film intercetta le inquietudini dell’inizio del millennio — internet, anonimato, perdita di identità collettiva, la possibilità che la società stessa muova i corpi verso la propria dissoluzione — e le restituisce in forma caotica, disturbante e sorprendentemente lucida. Non è un horror. Non è un thriller. È qualcosa che non aveva ancora un nome.

The Whispering Star (2015) è il suo controcampo. Girato quasi interamente in bianco e nero, in una quiete attraversata da una malinconia così densa da diventare fisica, il film segue un’androide che percorre la galassia consegnando pacchi agli ultimi esseri umani sopravvissuti. Ciò che il film non dichiara ma rende inevitabile è che quei pianeti abbandonati e silenziosi sono le zone contaminate di Fukushima: Sion Sono ha girato lì, nel 2015, usando la finzione fantascientifica come forma di restituzione politica e poetica a un territorio che il mondo stava già rimuovendo dalla memoria. Tra Kubrick e Tarkovskij, tra Ozu e Malick, costruisce un silenzio che pesa.

Portare questi due film a Ferrara, per la prima volta in sala, significa fare qualcosa di preciso: non una rassegna su un autore, ma un incontro diretto con due momenti che definiscono l’intera parabola di uno dei cineasti più necessari degli ultimi trent’anni. Il Boldini propone i titoli come dittico — la visione di entrambi disegna un ritratto che nessuno dei due, da solo, potrebbe restituire.

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