È un decreto nato tra tensioni politiche, correzioni in corsa e forti critiche dal mondo giuridico quello che, proprio nei giorni antecedenti la Liberazione, ridisegna alcune delle principali politiche in materia di sicurezza e immigrazione. Il cosiddetto “decreto Sicurezza“, approvato in via definitiva dalla Camera, è già stato affiancato da un provvedimento correttivo del governo, intervenuto in tempi strettissimi su una delle norme più controverse: quella relativa al compenso per gli avvocati coinvolti nelle pratiche di rimpatrio volontario assistito.
Nel testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale, il Capo IV introduce disposizioni urgenti su immigrazione e protezione internazionale. L’articolo 30 prevede, tra le altre cose, un potenziamento della rete dei centri di accoglienza e dei Cpr, con la possibilità per il Ministero dell’Interno di derogare (fino al 2028) a diverse disposizioni di legge per accelerare realizzazione e gestione delle strutture.
Ma è l’articolo 30-bis ad attirare l’attenzione. Qui viene disciplinato il sistema dei rimpatri volontari assistiti, introducendo un compenso per i rappresentanti legali che assistono i cittadini stranieri nella presentazione della domanda. Nella versione originaria, il pagamento – circa 615 euro per pratica – era legato all’effettivo esito del rimpatrio e sarebbe stato corrisposto tramite il Consiglio nazionale forense. Il giurista ed ex presidente della Corte costituzionale Gustavo Zagrebelsky l’ha definito, durante la trasmissione “In altre parole” di Massimo Gramellini sabato 25 aprile, un “incentivo alla remigrazione“.
Dopo le perplessità emerse, anche a livello istituzionale, il governo ha approvato un decreto-legge correttivo. La modifica principale riguarda proprio il compenso: non sarà più vincolato al buon esito del rimpatrio e non sarà destinato esclusivamente agli avvocati. Inoltre, è stato eliminato il coinvolgimento diretto del Consiglio nazionale forense nel pagamento.
Resta tuttavia la struttura della misura, con uno stanziamento economico dedicato e la previsione di un incentivo per chi assiste i migranti nelle pratiche di rientro nei Paesi d’origine.
Le reazioni non si sono fatte attendere. Tra le voci più dure, quella dell’avvocato Fabio Anselmo: “Mentre si festeggia la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, ancora una volta siamo costretti a discutere dell’ennesimo pacchetto sicurezza che proprio in queste ore vede le sue norme, figlie di pasticci giuridici senza fine, essere licenziate per poi essere subito corrette”, afferma.
Per Anselmo, il provvedimento nasce con un’impostazione profondamente criticabile: “Non dovremmo parlarne semplicemente perché non dovrebbe esistere. Figlio di puri obiettivi propagandistici è totalmente svincolato da reali e concrete esigenze di oggettivo interesse pubblico”.
L’avvocato punta il dito soprattutto contro la logica del compenso: “Il Governo offre danaro agli avvocati per tradire il proprio mandato difensivo degli assistiti migranti che chiedono di non essere rimpatriati. Li pagano per favorire i rimpatri ‘volontari’. Geniale! Persone che non parlano la nostra lingua, sopravvissute e spaesate, traumatizzate dalle drammatiche vicende vissute che sono assistite da avvocati pagati soltanto se riescono a farle tornare al loro inferno”.
Uno dei passaggi più contestati riguarda il riferimento, poi eliminato, al coinvolgimento del Consiglio nazionale forense. Anselmo sottolinea la pronta presa di distanza dell’organismo di rappresentanza dell’avvocatura. E incalza: “Detto fatto. Pochi minuti dopo la promulgazione della norma originale, questa viene immediatamente sostituita con un testo che ne viene depurato. Cambia qualcosa? Assolutamente no”.
Nel suo intervento, Anselmo allarga lo sguardo all’impianto complessivo del decreto: “Ha un’ottica securitaria che in realtà è del tutto inutile a perseguire i fini dichiarati. Presto si percepirà la sua pericolosità per la vita delle nostre più importanti libertà”.
E aggiunge: “Il principio della innocenza fino a sentenza di condanna definitiva, tanto caro ai nostri politici di maggioranza per se stessi, sbiadisce a semplice e arbitrario sospetto di presunta pericolosità per essere sufficiente alle Forze dell’Ordine a comprimere o persino negare ai cittadini l’esercizio sacro dei diritti fondamentale dell’uomo senza alcun controllo da parte della magistratura”.
Infine, l’affondo alla linea politica del governo: “Prima ha dichiarato guerra alla magistratura tentando di soggiogarla al proprio potere politico con referendum (perso), poi ha cercato di nascondere quel fallimento unitamente a quelli aggiuntisi in politica estera ed economica introducendo e alimentando l’odio per gli immigrati, additandoli come responsabili di tutti i problemi economici e sociali che affliggono il nostro Paese”.
E conclude con una domanda: “Che cosa ci si può aspettare da un governo il cui Ministro della Giustizia dichiara pubblicamente che si possono tollerare mazzette di piccola entità in meccanismi corruttivi? Intende forse i 615 euro corrisposti all’avvocato che tradisce il suo assistito? Se fosse possibile lo querelerei“.
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