Attualità
25 Aprile 2026
L'arcivescovo durante l'omelia: "Occorre resistere alla tentazione della prepotenza, che porta solo a nuove sofferenze, soprattutto dei più deboli"

25 aprile, Perego: “La libertà nasce dal sacrificio, serve il coraggio della pace”

di Redazione | 3 min

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Ferrara celebra la Festa della Liberazione tra memoria e attualità. Durante l’omelia del 25 aprile, l’arcivescovo Gian Carlo Perego ha richiamato il significato profondo della ricorrenza, legandolo alle tensioni del presente e al valore della memoria storica per la comunità.

“Celebriamo oggi la Festa della Liberazione, la fine della guerra, in un tempo in cui sentiamo ancora lontana dalle nostre città la guerra, ma vicina nei suoi effetti economici e sociali, nel ritorno alla corsa agli armamenti, nel clima di paura diffuso”, ha detto. Un clima che, ha sottolineato, “anche la città e le nostre famiglie respirano”, mentre “il canto di libertà che sale in questo giorno si scontra con questo clima di incertezza“.

Nel suo intervento, Perego ha voluto dedicare un ricordo particolare alla figura dell’arcivescovo Ruggero Bovelli, protagonista della storia cittadina durante gli anni della guerra. Bovelli, ha ricordato, “ha saputo tutelare la città da maggiori bombardamenti sia dei nazisti che degli alleati, tutelare gli sfollati, evitare un clima di vendetta dopo la Resistenza”, accompagnando anche il Comitato di Liberazione Nazionale nei passaggi che portarono al referendum tra Monarchia e Repubblica e alle prime elezioni democratiche.

Un impegno, quello dell’arcivescovo, durato “nei 25 anni del suo episcopato, dal 1929 fino al 1954“, segnato da scelte coraggiose. Tra queste, Perego ha ricordato quando “ordinò lui stesso, rischiando la sua vita, di spostare e seppellire i cadaveri dei fucilati al muretto del Castello, che le forze nazifasciste volevano lasciare per giorni alla pubblica esposizione”.

“Il coraggio dell’arcivescovo Bovelli è stato riconosciuto da tutti, ma anche da tutti dimenticato presto”, ha aggiunto, sottolineando come la sua forza nascesse dalla fede: “La fede è vita, guarda la vita, cerca di salvaguardare la vita, la sua dignità anzitutto“.

L’omelia si è poi allargata a una riflessione più ampia sulle guerre di ieri e di oggi. “La superbia ha portato alla Seconda guerra mondiale e ai milioni di morti e feriti ed è sempre la superbia, che diventa prepotenza, a portare anche oggi a nuove guerre e violenze con effetti devastanti”. Da qui l’invito: “Occorre resistere alla tentazione della prepotenza, che porta solo a nuove sofferenze, soprattutto dei più deboli”.

Un passaggio forte è stato dedicato ai conflitti contemporanei: “Non è forse vero che anche nelle guerre di oggi chi più soffre e muore sono i civili, uomini, donne e bambini, i cui volti di Gaza, del Sud Sudan, del Libano, dell’Iran ci stanno diventando purtroppo familiari? Non è forse vero che anche loro attendono di festeggiare la Liberazione?”.

Infine, il richiamo al significato più autentico del 25 aprile: “Il ricordo della Liberazione c’impegna a desiderare ancora di più oggi la pace e il disarmo e ripudiare la guerra”. Un monito che si traduce in responsabilità collettiva: “La Festa della Liberazione ricordi a ciascuno di noi che la libertà di cui godiamo è frutto di sofferenze, di sacrificio, di morti, ma anche del coraggio della verità e della pace”.

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