di Federica Pezzoli
È stata una bella coincidenza l’arrivo al Teatro Comunale Claudio Abbado di Ferrara di “Gaber – Mi fa male il mondo”, lo spettacolo scritto e diretto da Giorgio Gallione e con Neri Marcorè, proprio nei giorni intorno al 25 aprile.
Questa nuova collaborazione di Gallione e Marcorè sul repertorio del teatro canzone, dopo “Un certo signor G” ed “Eretici e corsari”, nasce infatti dalla volontà di riattivare uno sguardo libero nel senso più autentico: quello sguardo critico, condito con ironia e autoironia, affrancato dal conformismo, che è stata la cifra stilistica della modalità artistica ed espressiva creata e perfezionata dal duo Gaber-Luporini. “Libertà libertà libertà libertà obbligatoria… Ma come? Con tutte le libertà che avete, volete anche la libertà di cambiare?”.
In poco più di un’ora il pubblico che venerdì 24 aprile riempiva il teatro ha fatto un viaggio nelle loro creazioni in musica, sempre vibranti di pensiero, giocose e profonde allo stesso tempo, che hanno indagato temi politici e di costume senza mai offrire risposte semplici.
Lo spettacolo riesce a far emergere la ricchezza del progetto culturale e artistico del sodalizio Gaber-Luporini, con Gaber geniale front man e Luporini lucidissimo tessitore, restituendone la varietà di registri: dalla satira più tagliente alla riflessione intima, dalla denuncia civile alla provocazione filosofica. Contemporaneamente Gallione e Marcorè ci hanno portato in un certo senso dietro le quinte, svelando le fonti e gli spunti che hanno ispirato Gaber e Luporini: da Calvino a Berlinguer, da Rodari a Pasolini.
Il parallelo fra il celeberrimo “Qualcuno era comunista…” del duo G-L e “Voto comunista” di Pier Paolo Pasolini è uno dei momenti più ispirati, acuto l’accostamento fra il “Saggio sulla lucidità” di Saramago e il discorso sulla questione morale di Berlinguer, poetica la citazione di “Giacomo di cristallo” di Gianni Rodari. Non mancano momenti di leggerezza come in “La nave” o “L’odore”.
Neri Marcorè, da bravo frontman qual è, con i suoi modi scanzonati e le sue capacità musicali, riesce ancora una volta a guidare con grande maestria il pubblico nel mondo di Gaber e Luporini. Indubbio valore aggiunto di tutta l’operazione, i quattro pianoforti e i quattro musicisti che lo accompagnano sul palcoscenico: Eugenia Canale, Lorenzo Fiorentini, Eleonora Lana e Francesco Negri, che danno vita e cuore alla sorprendente partitura originale firmata da Paolo Silvestri, capace di creare colori e dinamiche quasi orchestrali.
Stupisce (e un po’ fa rabbia) quanto tutto il materiale citato e portato in scena sia attuale e sembri scritto al giorno d’oggi ma, di nuovo, Gaber e Luporini ci vengono in soccorso e ci regalano una nota di speranza: l’utopia rimane sempre all’orizzonte e più si avanza più si sposta, perché in fondo “l’utopia serve a camminare”.
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