Politica
21 Aprile 2026
L'ex ministra Cartabia: "La politica, lungi dall’essere delegittimata, resta il luogo imprescindibile del confronto e delle decisioni”

Quella cosa delicata che chiamiamo democrazia

di Redazione | 3 min

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di Tommaso Vissoli

Lunedì 20 aprile, alle ore 11, l’Aula Magna del Dipartimento di Giurisprudenza di Ferrara ha accolto un pubblico numeroso – oltre 200 persone – per la presentazione dell’ultimo libro della professoressa Marta Cartabia, “Custodi della democrazia. La Costituzione, le corti e i confini del politico” (Egea, 2026).

L’incontro ha rappresentato un’occasione di riflessione sui fondamenti e sulle sfide delle democrazie contemporanee. Professoressa ordinaria di Diritto costituzionale presso l’Università Bocconi di Milano, già presidente della Corte costituzionale e ministra della Giustizia nel governo Draghi, Cartabia ricopre oggi anche il ruolo di presidente della Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa.

A introdurre l’evento sono stati il direttore del Dipartimento, prof. Marco Magri, e il prof. Andrea Pugiotto dell’Università di Ferrara, mentre il dialogo con l’autrice è stato condotto dalla prof.ssa Giuditta Brunelli.

Al centro dell’intervento di Cartabia vi è l’ambizione, al tempo stesso semplice e complessa, di rendere accessibili a un pubblico ampio temi spesso confinati al dibattito giuridico specialistico. Il libro si propone infatti di parlare “a tutti”, con un linguaggio chiaro ma mai banale, affrontando una delle convinzioni più diffuse e riduttive: l’identificazione della democrazia con il mero principio di maggioranza.

Cartabia mette in discussione questa visione semplificata, sottolineando come “la democrazia costituzionale non possa esaurirsi nel dominio della maggioranza, ma richieda limiti, equilibrio e soprattutto dialogo”.

La politica, lungi dall’essere delegittimata, resta “il luogo imprescindibile del confronto e delle decisioni”; tuttavia, essa deve riconoscere i propri confini. Eliminare le mediazioni, infatti, “non significa superare il conflitto, bensì radicalizzarlo e polarizzarlo”.

Un nodo centrale dell’analisi riguarda il rapporto tra politica e corti costituzionali. Secondo Cartabia, esiste un circuito problematico: “la debolezza della politica tende ad accrescere il protagonismo delle corti, mentre l’espansione del ruolo delle corti può a sua volta accentuare la fragilità della politica”.

Per uscire da questo “cortocircuito”, l’autrice propone il modello del “costituzionalismo collaborativo”, fondato su una cooperazione continua tra istituzioni. Non può esistere una democrazia senza limiti, ma neppure una democrazia senza dialogo: “il suo punto più alto non è lo scontro, bensì la collaborazione”.

Nel corso dell’incontro è stato inoltre ricordato come la nascita delle corti costituzionali sia storicamente legata alle tragedie del Novecento, quando anche leggi formalmente legittime si sono rese strumenti di oppressione. Da qui l’esigenza di istituzioni indipendenti capaci di garantire i diritti fondamentali.

Le corti non devono essere intese come organi “contro” la politica, ma come garanzia per tutti i cittadini, incluse le minoranze”. Particolare attenzione è stata dedicata alle minacce contemporanee all’indipendenza delle corti, fenomeno riscontrabile in diversi paesi attraverso riforme istituzionali o pressioni più sottili.

Cartabia ha sottolineato l’importanza di intervenire preventivamente per preservarne l’autonomia, “poiché una volta compromessa risulta difficile da ricostruire”.

Non sono mancati riferimenti al contesto italiano, dove emergono alcune criticità: da un lato, la lentezza nella nomina dei giudici costituzionali da parte del Parlamento, che in passato ha rischiato di compromettere il funzionamento della Corte; dall’altro, la scarsa attenzione del legislatore alle decisioni della stessa.

Tra le possibili prospettive di riforma, è stata discussa anche l’ipotesi – già adottata in altri ordinamenti – di consentire ai cittadini l’accesso diretto alla Corte costituzionale, tema sul quale l’autrice mantiene una posizione prudente ma aperta al confronto.

In conclusione, l’intervento di Marta Cartabia ha offerto una riflessione articolata e attuale sullo stato della democrazia costituzionale, evidenziando come la sua tenuta dipenda da un equilibrio delicato tra poteri, dal rispetto dei limiti e, soprattutto, dalla capacità di mantenere vivo un dialogo costante tra istituzioni e società.

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