La Costituzione di un Paese non è una legge come le altre. È la legge fondamentale. E per garantirne la perfetta applicazione, le democrazie nate dalle rivolte contro gli autoritarismi hanno posto a loro salvaguardia le corti costituzionali. La loro funzione è garantire il rispetto della Suprema Carta nei confronti di tutti i poteri dello Stato, anche di quello legislativo.
Ma le corti costituzionali da sole non bastano. Nasce da queste riflessioni l’ultimo libro di Marta Cartabia, ordinaria di Diritto costituzionale della Bocconi, ex presidente della Corte costituzionale ed ex ministra della Giustizia nel Governo Draghi, cui si deve la riforma che porta il suo nome, e oggi presidente della Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa.
Cartabia sarà oggi a Ferrara per presentare Custodi della democrazia. La Costituzione, le corti e i confini del politico (Egea, 2025).
E lo farà nell’Aula Magna del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università, all’interno di un incontro dedicato a democrazia, Costituzione e ruolo delle corti.
In vista della sua visita nella città estense, l’ex ministra è stata intervistata da Estense.com sul ruolo delle istituzioni di garanzia nel mantenere l’equilibrio tra diritto e politica nelle democrazie contemporanee.
Il suo libro parte da lontano. Non solo dalle lezioni universitarie che ha tenuto (nell’introduzione precisa che il testo è stato scritto pensando soprattutto ai ragazzi), ma dai tempi in cui mito e storia camminavano assieme. Per parlare di giustizia costituzionale cita la tragedia di Antigone, la tragedia dell’irreconciliabile, dell’antagonismo incomponibile, dell’indecidibile. Le corti costituzionali nascano perché non muoia più nessuna Antigone.
Antigone é una tragedia ben nota, spesso richiamata perché ci consegna l’immagine della resistenza della coscienza individuale di fronte alla legge ingiusta. Questa tragedia è stata molto rappresentata e ha attraversato una stagione di grande successo nella seconda metà del XX secolo. Dopo la fine dei totalitarismi e delle guerre mondiali era chiaro a tutti il potenziale di distruzione che portano con sé le decisioni politiche assunte senza riferimenti ad alcuna legge superiore: che sia la legge morale, la legge divina, la legge non scritta ereditata dalla storia. Proprio in quell’epoca nascono le Corti costituzionali per assicurare il rispetto della legge superiore scritta nelle Costituzioni e nell’ordine internazionale, anche da parte del potere democraticamente eletto. Oggi più che mai è suggestivo richiamare che qualunque potere, pur legittimo, è chiamato a rispettare i principi condivisi posti a fondamento della vita civile.
Cosa intende quando scrive che il rischio peggiore per le democrazie di oggi sia quello di incorrere nella tirannia della maggioranza?
La Costituzione italiana sceglie un tipo di democrazia che potremmo definire democrazia costituzionale. L’art. 1 della Costituzione afferma che la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della costituzione. La democrazia non è tanto scegliere il governo, ma scegliere i rappresentanti dei vari orientamenti presenti nel popolo italiano e che compongono il parlamento. Da lì nascerà la maggioranza dí governo ma anche il ruolo delle minoranze e delle opposizioni. Il popolo si esprime sempre al plurale, non ha una voce unica. La voce della maggioranza deve confrontarsi anche con altre voci presenti nel tessuto sociale, altrimenti si incorre nel rischio della tirannia della maggioranza che è una espressione di Tocqueville segnalata due secoli fa.
In questo contesto come si colloca la necessaria indipendenza dei giudici?
La democrazia é una idea complessa e non può essere ridotta solo alla scelta da parte degli elettori dei propri rappresentanti. La democrazia oggi esige che chi esercita al potere lo faccia nel rispetto delle procedure, delle regole, e soprattutto dei limiti stabili dalla Costituzione come dice l’articolo 1 della nostra Costituzione. Per fare rispettare tali limiti occorrono giudici imparziali. Se si intacca l’indipendenza e l’imparzialità dei giudici la democrazia ne soffre. Oggi stiamo assistendo a una crisi delle democrazie che si sta sviluppando parallelamente alla crisi dei principi dello stato di diritto. Anzi: i primi segni della involuzione di una democrazia si vedono proprio nell’attacco alla indipendenza dei giudici: lo abbiamo visto in Polonia, Ungheria, Israele.
Se le corti costituzionali sono i custodi della Suprema Carta, chi sono i custodi della democrazia?
Le Corti costituzionali sono custodi della Costituzione e anche custodi della democrazia. Lo abbiamo visto di recente con la decisione della Corte suprema americana che ha annullato la politica del presidente Trump sui dazi perché violava le prerogative del Congresso. É solo un esempio, ma la storia ce ne offre molti simili.
Certo, da sole le Corti non possono salvare le democrazie da derive autoritarie. Questo è il compito che interpella anzitutto tutti i cittadini, cioè ciascuno di noi.
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