Economia e Lavoro
17 Aprile 2026
L’associazione Amici della Carife, il Centro Consumatori Italia, Ferrara Civica Culture e Movimento Risparmiatori Traditi ricevuti in Commissione Banche del Senato: “Chiediamo giusto indennizzo e verità”

“Carife caso unico nella storia bancaria italiana”

di Redazione | 6 min

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L’associazione Amici della Carife, il Centro Consumatori Italia, Ferrara Civica Culture e Movimento Risparmiatori Traditi sono stati ricevuti giovedì 16 aprile dalla Commissione parlamentare Banche del Senato. La commissione, presieduta dal senatore Pierantonio Zanettin, ha il compito di acquisire informazioni in merito alla gestione degli istituti bancari che sono stati posti in risoluzione (ossia cessati, come il caso della Carife) e di mettere in atto azioni legislative in materia di tutela dei risparmiatori.

Le associazioni sono state ascoltate in merito al caso della Cassa di Risparmio di Ferrara, vittima del decreto Salvabanche del 22 novembre 2015 che ha determinato per 32.000 risparmiatori della banca l’azzeramento del valore di azioni e obbligazioni.

Il presidente di Amici della Carife Marco Cappellari ha spiegato che il caso Carife costituisce un caso unico nella storia bancaria italiana. “Solo a Ferrara – spiega Cappellari – è capitato che l’organo di vigilanza sulle banche, Banca d’Italia, abbia agito per otto anni ritirandosi e lasciando 32.000 risparmiatori con i titoli azzerati. Dopo 4 anni di vigilanza, dal 2009 al 2013, e dopo altri 4 di gestione diretta, dal 2013, al 2017, Banca d’Italia si è ritirata lasciando azioni e obbligazioni a valore zero e di fatto regalando Carife ad altro istituto”.

“Il fatto incomprensibile – prosegue Cappellari – è che Banca d’Italia, caso unico in Italia, aveva già deliberato il piano di salvataggio di Carife, poi approvato dall’assemblea degli azionisti il 30 luglio 2015. Poi 4 mesi dopo Carife è stata inserita nel decreto salvabanche del 22 novembre 2015 ed è stata dissolta, insieme a Banca Marche, Banca Etruria e Carichieti. Dopo soli 4 giorni, il 26 novembre, il Fondo Interbancario sarebbe stato pronto a fare il bonifico di 300 milioni già previsto dal piano di salvataggio”.

“In questi ultimi anni, inoltre, i processi nei confronti del management di Carife si sono conclusi con pene limitate – osserva ancora Cappellari -. Quindi restano ancora tante domande senza risposta. Perché Carife è finita nel decreto salvabanche, che ha applicato la nuova direttiva europea sui salvataggi bancari (bail-in)? Perché tale norma è stata applicata retroattivamente su titoli acquistati in passato, anziché sui titoli di nuova emissione? Perché 32.000 risparmiatori sono stati azzerati?”.

Amici della Carife, dal 2015 ad oggi ha già posto questi quesiti in molte sedi governative e parlamentari e, insieme ad altre associazioni di risparmiatori, si è ottenuto il Fir, Fondo Indennizzo Risparmiatori, che ha permesso ai risparmiatori il recupero di parte del valore dei titoli.

Ma molte domande attendono ancora risposta. “Siamo già venuti in audizione presso questa Commissione banche nel lontano 6 dicembre 2017 – prosegue Cappellari -. All’epoca erano intervenuti anche esponenti di Banca d’Italia, del Fondo Interbancario di Tutela dei depositi (che avrebbe dovuto salvare Carife dopo il piano di salvataggio approvato il 30/5/2015), i commissari delle banche e tutti i protagonisti della vicenda, ma la Commissione del 2017 decise di secretare gli atti delle audizioni”.

Tre le richieste di Amici Carife alla commissione banche del Senato, per rimediare ad “errori sistemici” che sarebbero stati commessi nel caso Carife: rifinanziare il Fondo Indennizzo Risparmiatori, in modo da riconoscere un indennizzo del 100% ai risparmiatori ex Carife; far venire alla luce gli atti della commissione secretati “in modo da chiarire cosa sia veramente accaduto”; “fare interventi legislativi sistemici in modo che drammi simili non si ripetano e non causino più danni ai risparmiatori e ad un territorio, quando sussistono le condizioni per un salvataggio della banca, come nel caso Carife”.

Nel suo intervento, Cerniglia ha ricostruito con chiarezza la parabola della Cassa di Risparmio di Ferrara, ricordando il ruolo storico delle banche locali, ma anche gli errori che hanno portato al tracollo. “Le banche locali sono state e sono, tuttora, un importante patrimonio del nostro Paese”, ha osservato, sottolineando però che tali istituti “hanno smarrito le finalità della loro missione quando hanno cercato di operare al di fuori del loro territorio, assumendo rischi e impieghi non proporzionati alle loro dimensioni”.

Cerniglia ha ricordato come, già allora, quella situazione fosse stata denunciata senza essere ascoltata. Oggi, a distanza di più di dieci anni, un punto decisivo riapre concretamente la prospettiva per migliaia di famiglie coinvolte. “Il 12 dicembre del 2024, nel decidere un giudizio da me patrocinato, -spiega Cerniglia – la Suprema Corte di Cassazione ha chiarito che la prescrizione dei diritti risarcitori in tema di investimenti finanziari non decorre dall’acquisto dei titoli, ma dal momento in cui il risparmiatore può far valere il diritto, da quando si è prodotto il danno che per gli azionisti della Carife si colloca al novembre 2015, momento dell’azzeramento dei titoli”.

Su questa base, “dal febbraio 2025 con Ferrara Civica Culture, il Movimento Risparmiatori Traditi e il Centro Consumatori Italia – continua Cerniglia in audizione – abbiamo lanciato una massiccia campagna di interruzione della prescrizione da parte dei risparmiatori coinvolti nella risoluzione della Carife”.

La prescrizione si è interrotta il 22 novembre 2025 e, per chi ha esercitato validamente prima l’interruzione, si apre ora un nuovo termine di dieci anni.

Lo ribadisce con nettezza lo stesso Cerniglia: “Migliaia di risparmiatori che hanno interrotto la prescrizione potranno rivendicare entro 10 anni i loro diritti”.

Una battaglia che riguarda anche la parte di danno ancora non ristorata. In audizione è stato ricordato che “18.000 azionisti risparmiatori della Carife hanno ottenuto risarcimenti sino ad un massimo del 40% delle somme investite tramite il Fir”.

Per questo, ha aggiunto Cerniglia, “resterebbe quindi da recuperare dalla Bper il residuo 60% delle somme investite oltre interessi e rivalutazione”.

Accanto al quadro giuridico, Milena Zaggia del Movimento Risparmiatori Traditi ha richiamato con forza il dramma di chi è rimasto escluso dai ristori FIR per un meccanismo procedurale ingiusto: “Non è il cittadino ad aver sbagliato binario. È il sistema ad essere stato costruito con binari chiusi e regole contraddittorie”, ha dichiarato, denunciando “la trappola del binario sbagliato” che ha impedito a molti risparmiatori di ottenere una vera tutela non per assenza di diritto, ma per un sistema complesso.

“Alla luce di questo – conclude Zaggia – chiediamo alla Commissione di intervenire per superare le rigidità del sistema Fir, consentendo una reale tutela sostanziale dei diritti e di prevedere la riapertura di termini di presentazione delle domande con tempi ‘umani’ per i risparmiatori esclusi per motivi procedurali perché la tutela del risparmio, sancita dalla Costituzione, richiede oggi un intervento chiaro, equo e verificabile”.

A margine, Riccardo Forni, presidente di Ferrara Civica Culture-Centro Consumatori Italia Ferrara, promotore della campagna d’interruzione della prescrizione degli azzerati Carife, pone l’accento su un punto cruciale: la garanzia concessa a Bper dal Fondo Nazionale di Risoluzione per 150 milioni di euro: “È fondamentale comprendere come siano state usate queste risorse. Sono fondi pubblici, Bper ha l’obbligo di rendere conto del loro utilizzo”.

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