Ostellato. A rischio 80 posti di lavoro dopo anni di difficoltà iniziati poco prima della pandemia quando la Bompani di Ostellato contava ancora circa 200 dipendenti. Ora si entra in una fase decisiva per il salvataggio dello stabilimento, un salvataggio che deve arrivare in tempi celeri perché da troppo tempo i lavoratori e le loro famiglie vivono nell’incertezza del futuro.
Giovedì mattina, alle 9.30, sindacati, proprietà, Regione Emilia-Romagna con l’assessore Giovanni Paglia e istituzioni locali con la sindaca di ostellato Elena Rossi si ritroveranno attorno a un tavolo per discutere il futuro dello storico stabilimento, oggi in concordato.
A spiegare la situazione è Alberto Finessi, segretario della Uilm di Ferrara, che chiede risposte immediate e concrete.
“Non vogliamo che passi il messaggio che i sindacati fanno i capricci o impediscono le chiusure delle aziende – chiarisce Finessi –. Noi vogliamo che le cose vengano fatte nella maniera giusta e che prima di concedere nuovi ammortizzatori sociali si valutino tutte le opzioni possibili, affinché diventino uno strumento per salvare i posti di lavoro e non soltanto per rinviare il problema”.
Negli ultimi mesi la situazione si è ulteriormente complicata. La cassa integrazione, infatti, si è fermata ai pagamenti relativi a marzo a causa di problematiche legate al contratto di solidarietà utilizzato dall’azienda. Un meccanismo che, spiega il sindacalista, richiede specifici parametri di presenza al lavoro difficili da rispettare nell’attuale organizzazione produttiva.
Sul tavolo sarebbero state prospettate anche ipotesi di cessazione parziale dell’attività, ma i sindacati chiedono che prima vengano esplorate tutte le possibili alternative, in linea con il Patto per il lavoro dell’Emilia-Romagna.
“Dobbiamo capire – spiega Finessi – se esiste la possibilità di una riqualificazione, di partnership industriali o addirittura di un subentro. Prima di firmare qualsiasi accordo bisogna verificare se dietro alla richiesta di nuovi ammortizzatori sociali esiste una reale progettualità industriale oppure se si sta semplicemente prendendo tempo”.
Finessi richiama l’esempio dell’ex Tecopress di Dosso, passata al gruppo Sira attraverso un percorso che ha consentito di mantenere prospettive occupazionali per i lavoratori.
“Noi dobbiamo provare a fare la stessa cosa anche in Bompani – dice -. Se c’è un progetto industriale serio saremo i primi a sostenerlo e a fare tutto il possibile per ottenere gli strumenti necessari. Ma non vogliamo accanimenti terapeutici né creare false illusioni ai lavoratori”.
Il tempo però stringe. “Se non dovessimo trovare una soluzione entro la fine di giugno la situazione diventerebbe molto complicata. Qui non stiamo parlando di un’azienda sana e forte: Bompani è appesa a un filo”.
Una preoccupazione che, oltre all’occupazione, riguarda anche il valore simbolico dello stabilimento per il territorio di Ostellato e della provincia di Ferrara.
“Da ferrarese – spiega Finessi – mi darebbe molto fastidio vedere finire così una realtà che ha fatto conoscere il nostro territorio nel mondo. Bompani è un marchio storico, un pezzo importante del manifatturiero ferrarese. Prima di arrivare alle carte quarantotto bisogna provarci fino in fondo”.
Dietro la vertenza, ricorda il segretario Uilm, ci sono ancora decine di famiglie che vivono una situazione di forte incertezza economica: “C’è gente che aspetta ancora la cassa integrazione di aprile e maggio. Già è difficile arrivare a fine mese con uno stipendio regolare; immaginate cosa significa farlo senza certezze e con pagamenti in ritardo”.
“È il momento di mettere le carte sul tavolo – conclude Finessi, che considera l’incontro di giovedì cruciale –. Se esistono possibilità concrete per rilanciare Bompani bisogna percorrerle fino in fondo. Se invece non ci sono più le condizioni, allora bisogna valutare anche soluzioni diverse, purché garantiscano una prospettiva occupazionale ai lavoratori e continuità a una realtà che ha scritto una pagina importante della storia industriale del territorio”.
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