Economia e Lavoro
15 Aprile 2026
Tutte le province coinvolte nel rischio di desertificazione commerciale. Nomisma presenta la prima edizione dell’Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale

In dieci anni a Ferrara persi oltre 1000 negozi

di Redazione | 6 min

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In Italia oltre 86.000 negozi di vicinato sono scomparsi negli ultimi 10 anni e il saldo negativo supera addirittura le 106.000 unità rispetto al picco del 2018. In Emilia-Romagna le cose non vanno meglio e nel medesimo periodo di osservazione il saldo negativo è di 8.019 unità perse. A Bologna tra il 2015 e il 2025 il saldo è negativo per quasi 1.482 unità. In Regione, oltre 1.000 negozi persi anche a Ferrara (-1.099), Ravenna (-1.046) e Modena (-1.031). Decisamente meno pesante la situazione a Piacenza (-462) e a Rimini (-572).

Non è solo un dato preoccupante, ma il segnale evidente di città che si svuotano, di relazioni che si indeboliscono e di comunità che rischiano di perdere i propri tradizionali punti di riferimento. Il declino del commercio di prossimità non riguarda soltanto l’economia, ma incide direttamente sulla qualità della vita urbana e sulla coesione sociale dei territori.

Come spesso accade, le diverse province si caratterizzano per dinamiche e velocità differenti. Eppure, proprio dai territori emerge con forza quanto i negozi di vicinato abbiano un ruolo centrale non solo per sostenere l’economia locale, ma anche per favorire socialità e integrazione.

Partendo da un’analisi capillare di questo scenario che Nomisma presenta la prima edizione dell’Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale, proponendo un approccio strutturato in grado di trasformare i dati in azioni concrete e progettualità con l’obiettivo di costruire nuovi modelli sostenibili per il rilancio dell’economia territoriale.

Commercio di prossimità: un trend negativo che, tra aperture e chiusure, ridisegna i territori

Tra il 2015 e il 2025 il commercio locale ha vissuto una fase di profonda trasformazione e il saldo delle unità locali a livello nazionale vede un calo del -6,7% negli ultimi 10 anni, toccando nel 2025 il punto più basso di tutto il periodo di osservazione.

La dinamica è sostanzialmente la medesima in Emilia-Romagna, dove la contrazione complessiva è pari a -9,5%, seppur con intensità differenti nelle diverse province. Nello specifico, a Bologna la flessione rilevata nello studio di Nomisma è stata del -8,3% ma le contrazioni più marcate riguardano Ferrara (-15,8%) e Ravenna (-13,1%). In regione, è invece Rimini ad aver fatto segnare la perdita più contenuta (-5,9%).

 N° UNITA’ Var% 2015-2025
BOLOGNA -8,3%
FERRARA -15,8%
FORLI’ – CESENA -10,5%
MODENA -8,5%
PARMA -8,1%
PIACENZA -8,0%
RAVENNA -13,1%
REGGIO EMILIA -10,4%
RIMINI -5,9%
TOTALE E.R. -9,5%

Fonte: Nomisma – Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale

Gli addetti aumentano in tutte le province dell’Emilia-Romagna: + 16,8% tra il 2015 e il 2025

A fronte di una crescita degli addetti nel comparto pari a +21,2% a livello nazionale, anche tutte le province dell’Emilia-Romagna si caratterizzano per un segno positivo, con vette del +22,4% a Rimini, del +20,5% a Modena e del +20,3% a Parma. A Bologna l’incremento degli addetti si ferma a un, comunque, positivo +16,6%.

Nel complesso, gli addetti che operano nel settore del commercio locale dell’Emilia-Romagna nel 2025 sono più di 218.000.

N° ADDETTI Var% 2015-2025
BOLOGNA 16,6%
FERRARA 9,0%
FORLI’ – CESENA 16,9%
MODENA 20,5%
PARMA 20,3%
PIACENZA 18,0%
RAVENNA 9,8%
REGGIO EMILIA 14,4%
RIMINI 22,4%
TOTALE E.R. 16,8%

Fonte: Nomisma – Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale

Dinamiche differenti a seconda del settore di attività

A livello settoriale, il commercio di prossimità è il più colpito mentre, al contrario, la ristorazione si espande, confermandosi il comparto più dinamico. La perdita di negozi di vicinato riguarda in particolare i settori cultura e svago e tessile, abbigliamento e accessori (in calo sia per numero di esercizi sia di addetti), insieme a comparti tradizionali come ferramenta, gioiellerie, mobili e alimentari.

Segnali più positivi emergono invece dal commercio di articoli per l’edilizia e da quello legato alla cura della persona trainati rispettivamente dalle dinamiche del ciclo edilizio e da una crescita della domanda di servizi. È però la ristorazione a confermarsi il principale motore di crescita, con aumenti sia nel numero delle imprese attive sia degli addetti.

Ricavi in crescita, ma non per tutti: si amplia il divario tra piccoli e grandi

L’analisi dei bilanci svolta da Nomisma permette di leggere in chiave economica le trasformazioni del commercio di prossimità, evidenziando dinamiche di crescita accompagnate da forti squilibri. Nel periodo 2015-2024, per le imprese “sopravvissute” i ricavi sono aumentati in media del +37,6% a livello nazionale, pur presentando significative disomogeneità. Mentre le grandi imprese registrano performance solide e in espansione, le piccole realtà affrontano una pressione crescente sulla sostenibilità economica, con un conseguente ampliamento del divario competitivo.

Le differenze emergono chiaramente anche a livello settoriale: gli articoli per l’edilizia costituiscono il comparto più dinamico, con una crescita dei ricavi del +59,8%, seguita dalla ristorazione e dal segmento dei bar (rispettivamente +54,6% e +51,2%), dagli alimentari e bevande (+44,4%) e dalle ferramenta (+41,0%), che rafforzano il proprio ruolo non solo economico ma anche sociale nei contesti di riferimento. Andamenti leggermente più moderati ma stabili si osservano nella gioielleria (+33,3%) e nel comparto della salute e cura della persona (+29,1%).

Più complessa, invece, la situazione dei settori tessile, abbigliamento e accessori e in quello relativo a cultura e svago, che registrano le performance più deboli dell’intero periodo di osservazione (rispettivamente +16,5% e +13,3%). Su questi comparti incidono la contrazione dei consumi discrezionali, la crescente concorrenza dei canali online e una maggiore difficoltà di recupero nel post-pandemia.

Costi di compravendita dei negozi in calo, affitti in aumento: il paradosso del commercio locale

La progressiva diminuzione delle unità locali attive evidenzia una fase di difficoltà per il commercio locale, maggiormente penalizzato rispetto al commercio all’ingrosso e all’e-commerce. In questo scenario, l’analisi presentata nell’Osservatorio di Nomisma relativamente ai prezzi di vendita e dei canoni di locazione tra il 2015 e il 2025 restituisce un quadro contraddittorio: a fronte di una riduzione media dei valori di compravendita dei negozi pari a -9,0% a livello nazionale, i canoni di affitto hanno fatto registrare un aumento del +12,9%, evidenziando la crescente pressione dei valori immobiliari sugli esercizi commerciali locali come una delle principali cause di espulsione dal mercato.

Anche queste dinamiche si manifestano in modo differenziato nei diversi territori dell’Emilia-Romagna: per quanto riguarda i prezzi di compravendita dei negozi, in regione si registra un calo generalizzato tra il 2015 e il 2025, con Parma che fa segnare un pesante -23,2% contro il -20,6% di Forlì-Cesena.

A Bologna la flessione è stata del -13,9% mentre solo Rimini mostra una sostanziale tenuta, con la contrazione che si ferma a -2,4%.

PREZZI DI COMPRAVENDITA Var% 2025-2015
Bologna -13,9%
Ferrara -15,4%
Forlì-Cesena -20,6%
Modena -10,5%
Parma -23,2%
Piacenza -9,4%
Ravenna -12,7%
Reggio Emilia -14,5%
Rimini -2,4%

Fonte: Nomisma – Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale

Relativamente all’andamento dei canoni di affitto, infine, l’incremento maggiore in questi ultimi 10 anni si rileva a Piacenza (+31,7%), seguita a grande distanza da Rimini (+10,9%) e Reggio Emilia (+9,8). A Bologna l’incremento dei canoni dei negozi è stato pari a +2,4% mentre risultano addirittura in calo a Forlì-Cesena (-1,5%) e Parma (-0,8%).

CANONI DI LOCAZIONE Var% 2025-2015
Bologna 2,4%
Ferrara 0,6%
Forlì-Cesena -1,5%
Modena 7,5%
Parma -0,8%
Piacenza 31,7%
Ravenna 6,4%
Reggio Emilia 9,8%
Rimini 10,9%

Fonte: Nomisma – Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale

“Dalla lettura dei dati, risulta evidente, come in Emilia-Romagna, i settori del commercio locale che presentano le performance migliori siano sostenuti da fattori esogeni (boom turistico, effetti della pandemia da Covid-19 e bonus edilizi), lasciando indietro le restanti categorie merceologiche e imponendo tanto ai decisori pubblici, quanto agli operatori privati, di compiere scelte coraggiose. Il commercio locale, infatti, al di là della funzione economica, contribuisce alla salvaguardia di socialità, integrazione e sicurezza dei contesti urbani e rurali: la costruzione di reti in grado di trattenere sui territori i consumi dei cittadini è una sfida da cogliere al più presto” – ha commentato Francesco Capobianco, Head of Public Policy di Nomisma.

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