Cronaca
15 Aprile 2026
Tragedia sfiorata per un 25enne aggredito sotto il Grattacielo. Chi lo ha pestato è stato arrestato, i datori di lavoro gli mantengono posto e stipendio: "Non vogliamo medaglie, ci sembrava giusto"

In coma dopo un pugno per una sigaretta negata. La rinascita con il lavoro a tempo indeterminato

di Davide Soattin | 4 min

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Stalking ai coniugi presi a fiocinate. Via al processo

È approdato ieri (martedì 14 aprile) in aula - davanti alla giudice Rosalba Cornacchia del tribunale di Ferrara - il processo a carico di Alex Borea, il 47enne accusato di stalking nei confronti di Lauro Collini e Graziana Arlotti, la coppia di coniugi ferraresi che, lo scorso 25 aprile, nella loro abitazione di Boara, erano stati presi a colpi di fiocina dal padre dell'odierno imputato

Aggredito in strada e colpito con un pugno in faccia per una sigaretta, è rimasto in coma per tre settimane a causa di un grave trauma cranico che, dopo il risveglio, lo costringe ancora oggi a convivere con un indebolimento delle funzioni cognitive superiori. Oggi però, nonostante le pesanti conseguenze di quel gesto, lui – 25enne nato in Bangladesh e arrivato in Italia per lavorare – può contare su una sorta di ‘famiglia adottiva’ rappresentata dai propri datori di lavoro che, dopo aver appreso l’accaduto da un altro loro dipendente – presente al momento del fatto – non solo hanno fornito l’input alle indagini per individuare il responsabile dell’aggressione, ma continuano tuttora a sostenerlo nel percorso di recupero e nel tentativo di ritrovare la normalità.

Ma andiamo con ordine e partiamo dalla fine della vicenda. Vale a dire dalla serata di lunedì scorso (13 aprile) quando, dopo cinque mesi di attività investigativa, dando esecuzione a un’ordinanza di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari emessa dal gip del tribunale di Ferrara, i carabinieri di Ferrara hanno arrestato un 24enne di nazionalità moldava indagato per lesioni personali gravissime. Per l’accusa, su di lui cui convergono gravi indizi di colpevolezza per quanto accaduto in quei momenti concitati.

La vicenda è avvenuta durante la nottata dello scorso 17 novembre, quando i militari del Norm di Ferrara intervengono in via Felisatti, proprio sotto il Grattacielo, per una violenta aggressione in strada. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’indagato avrebbe avvicinato un 25enne chiedendogli con prepotenza una sigaretta. Al rifiuto della vittima – che aveva semplicemente spiegato di non fumare – l’uomo lo avrebbe colpito con un violento pugno al volto, facendolo cadere rovinosamente a terra, per poi fuggire prima dell’arrivo dei soccorsi. Il malcapitato, che aveva inizialmente perso conoscenza, era riuscito poi a raccontare l’accaduto ai carabinieri. Tuttavia, poche ore dopo, in ospedale, il quadro clinico era improvvisamente e drammaticamente peggiorato.

Al Sant’Anna, i sanitari lo sottopongono a tre delicati interventi chirurgici per multipli focolai emorragici cerebrali.  “Era in prognosi riservata, in pericolo di vita – dicono oggi i datori di lavoro, titolari di un noto ristorante, dove il giovane lavora come aiuto cuoco – e abbiamo cercato di capire cosa fosse successo, com’erano andati realmente i fatti”. È in questo frangente che i due imprenditori forniscono il contributo alle indagini dei carabinieri, mettendoli in contatto un loro dipendente, che quella sera era col giovane e quindi poteva testimoniare.

E infatti, anche grazie alle testimonianze raccolte e all’analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza, le investigazioni – coordinate dalla Procura di Ferrara – hanno consentito di avanzare all’Autorità Giudiziaria una richiesta di misura cautelare nei confronti dell’indagato, un giovane già noto alle forze di polizia.

Si tratta dello stesso ragazzo che, durante la mattinata dello scorso 28 gennaio, in via Boccacanale di Santo Stefano, aveva riempito di botte la compagna che aveva trovato ospitalità a casa della madre, dopo il loro sfollamento da una delle torri del Grattacielo. Il giovane era stato arrestato con l’accusa di lesioni personali aggravate. Alla luce di questi precedenti, il gip ha ritenuto sussistente il concreto pericolo di reiterazione del reato, disponendo gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico nell’abitazione di un familiare.

Purtroppo, per il 25enne di nazionalità bengalese, le conseguenze dell’aggressione sono state gravissime. La speranza però – come detto poc’anzi – passa dall’aiuto dei datori di lavoro che, non solo hanno continuato a garantirgli lo stipendio, ma lo stanno seguendo passo dopo passo nel percorso di riabilitazione e reinserimento. “Ha iniziato con mansioni semplici, fino a imparare a utilizzare i fornelli e diventare aiuto cuoco. Era stato assunto con un contratto di apprendistato e gli avevamo promesso l’indeterminato, perché la nostra intenzione – spiegano – era quella di trattenerlo. E così è stato. Nei giorni scorsi abbiamo festeggiato il suo ritorno al lavoro insieme alla firma del contratto a tempo indeterminato“.

E aggiungono “Abbiamo seguito il percorso indicato dall’ospedale in questi mesi, garantendogli sempre il massimo supporto. Ora è da poco rientrato al lavoro e le cose stanno andando bene. La dottoressa del reparto che lo ha seguito ha ritenuto che riprendere gradualmente l’attività lavorativa potesse aiutarlo a tornare alla normalità”, spiegano ai nostri taccuini. “Non vogliamo medaglie, ma probabilmente in un altro contesto lavorativo avrebbe avuto più difficoltà. Non avendo nessuno che potesse prendersi cura di lui, abbiamo ritenuto necessario offrirgli un sostegno concreto. Siamo stati anche un punto di collegamento con la famiglia in Bangladesh, mantenendola costantemente informata. Abbiamo fatto tutto il possibile per lui e dobbiamo dire che lui, che lavora con noi da più di tre anni, è sempre stato molto riconoscente” chiudono.

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