La Procura di Ferrara potrebbe aprire una nuova inchiesta contro ignoti per fare luce sulla morte di Lorenzo Lodi, il giovane che si tolse la vita in carcere il primo settembre 2021. L’ipotesi emergerebbe dall’atto di appello presentato dal pubblico ministero Andrea Maggioni alla Procura Generale di Bologna contro la sentenza di proscioglimento di Giuseppe Palermo, agente della Polizia penitenziaria e unico imputato nel procedimento relativo alla morte del ventinovenne.
L’obiettivo della Procura sarebbe dunque quello di ricostruire la catena degli eventi che portarono il detenuto a togliersi la vita e verificare l’eventuale sussistenza di ulteriori profili di responsabilità in capo ad altri soggetti.
Nel registro degli indagati erano state inizialmente iscritte altre tre persone. Oltre a Palermo, erano infatti indagati per omicidio colposo un medico, un’ispettrice della Polizia penitenziaria e l’allora comandante della casa circondariale di Ferrara.
Lodi venne arrestato il 31 agosto 2021 dopo che la fidanzata e due amici avevano segnalato ai carabinieri i suoi intenti suicidari. Quando i militari raggiunsero la sua abitazione trovarono circa due chilogrammi di marijuana, 150 grammi di hashish, 16mila euro in contanti e una pistola Tanfoglio calibro 9, che il giovane consegnò spontaneamente dopo averla recuperata dall’auto.
Dopo l’arresto, Lodi fu condotto nel carcere di via Arginone e inizialmente collocato nella sezione Nuovi Giunti con regime di sorveglianza ordinaria. In seguito a un colloquio con la dottoressa Giada Sibahi, le disposizioni furono modificate e la sorveglianza elevata a “grande sorveglianza”, in considerazione del rischio suicidario. Su disposizione della comandante Annalisa Gadaleta, il personale della Polizia penitenziaria avrebbe dovuto effettuare controlli almeno ogni venti minuti.
Nella giornata del primo settembre 2021, dalle 8 alle 16, l’agente in servizio nella sezione era Palermo. Durante il processo di primo grado sarebbe emerso – e il giudice avrebbe condiviso la tesi della difesa – che l’ordine di servizio relativo alla grande sorveglianza sarebbe arrivato soltanto intorno alle 14.50, orario prossimo a quello del ritrovamento del corpo di Lodi. Non è però chiaro se la comunicazione sia giunta prima o dopo il rinvenimento del detenuto.
“Considero questo appello un atto condivisibile sotto ogni aspetto e che dimostra la volontà di attribuire la giusta rilevanza a un fatto molto grave”, afferma l’avvocato Antonio De Rensis, legale della famiglia Lodi e al centro delle cronache nazionali per essere il difensore di Alberto Stasi.
“Il suicidio di Lorenzo Lodi – aggiunge – non può restare senza alcuna responsabilità”.
Il legale interviene anche sull’ipotesi di una nuova indagine. “Sarebbe uno sviluppo importantissimo. Ritengo, e lo sostengo dall’inizio, che vi siano altre posizioni che meritano approfondimenti più accurati rispetto a quelli svolti finora”.
De Rensis parla di “una concatenazione di passaggi che non può rimanere senza adeguati approfondimenti” e di “circostanze che coinvolgono questa sequenza di eventi e che nella precedente indagine non sono state esaminate fino in fondo”.
“Nel rispetto dell’autonomia investigativa – conclude – la Procura può ritenere che vi siano elementi da valutare diversamente. La difesa delle parti offese farà tutto il possibile per contribuire all’accertamento della verità”.
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