Cronaca
14 Aprile 2026

Yaya Yafa morì all’Interporto mentre lavorava. Iniziato il processo

di Davide Soattin | 2 min

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Udienza interlocutoria ieri (lunedì 13 aprile) mattina – davanti al tribunale di Bologna – per la tragica fine di Yaya Yafa, il lavoratore 22enne della Guinea Bissau – residente a Ferrara – che nell’ottobre 2021 morì sul lavoro all’Interporto di Bologna.

Yafa, i cui familiari sono assistiti dagli avvocati ferraresi Riccardo Caniato e Tiziano Tagliani, perse la vita al terzo giorno di lavoro, schiacciato da un camion rimorchio mentre stava operando all’interno del magazzino del corriere Sda. Il ragazzo, che lavorava come facchino interinale in un magazzino del colosso della logistica Sda, all’interno del polo di Santa Maria in Duno di Bentivoglio, stava caricando un camion rimorchio al magazzino 9, quando due camionisti avevano agganciato il trattore al rimorchio facendolo muovere.

Il 22enne si era quindi sporto fuori dal mezzo con la testa per vedere cosa stesse accadendo, rimanendo così schiacciato tra il rimorchio e il montante della baia di carico. In quei tragici attimi, la vittima aveva riportato lo sfondamento del torace, morendo sul colpo.

A processo ci sono Antonino Tita, responsabile delle operazioni nel blocco 13.4 di Sda e delegato per la sicurezza sul lavoro, Carlo Ludovici Cristian Mancini, datore di lavoro e preposto di Dedalog, cooperativa di facchinaggio e logistica, Andrea Monticelli, amministratore delegato di Senner Italia, e Mirko Melella, legale rappresentante della Transporter Logistic.

Il gup aveva invece precedentemente prosciolto Gregor Nothacker, dirigente di Sennder Italia, ditta che affidava a terzi vettori i servizi di trasporto. Mentre avevano patteggiato un anno, con pena sospesa, i due autisti della Transporter Logistic coinvolti nella tragica vicenda, Danilo Giarracca e Cosimo Palombella, uno dei quali era alla guida del tir che schiacciò in maniera fatale la vittima.

A tutti viene contestato il reato di cooperazione colposa in omicidio colposo. Per gli inquirenti inoltre, la società Dedalog – anch’essa parte in causa – non avrebbe provveduto all’adeguata formazione del proprio dipendente, mentre per gli altri imputati ci sono anche contestazioni a vario titolo circa l’omissione di misure di sicurezza sul lavoro.

Parti civili nel procedimento sono i familiari di Yaya Yafa, i sindacati Cgil e Si Cobas, oltre all’Anmil, l’Associazione nazionale lavoratori mutilati e invalidi del lavoro.

Durante l’udienza di ieri, dopo un primo rigetto del gup, la Città Metropolitana di Bologna ha reiterato la propria richiesta di costituzione di parte civile. Richiesta su cui il giudice, che attualmente si è riservato, prenderà una decisione il prossimo 20 luglio, data in cui il procedimento tornerà nuovamente in aula.

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