Fiscaglia
30 Maggio 2026
Secondo gli avvocati non vi furono inneschi né volontà di evitare i costi di smaltimento. Il 43enne aveva anche tentato di spegnere le fiamme con i propri mezzi

Accusato con la legge nata per la Terra dei Fuochi: assolto imprenditore 43enne

di Davide Soattin | 2 min

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Migliarino. Era finito alla sbarra con un’accusa pesante, quella di combustione illecita di rifiuti, un reato ambientale punito con pene da due fino a sette anni di carcere e introdotto per contrastare il fenomeno dello smaltimento illecito dei rifiuti e dei roghi tossici nella Terra dei Fuochi, tra le province di Napoli e Caserta.

Ma alla fine ieri (29 maggio) è stato assolto con formula piena, dopo che il giudice del tribunale di Ferrara ha accolto la linea della difesa.

Protagonista della vicenda un uomo 43enne titolare firmatario di un’impresa di movimento terra che, secondo la ricostruzione della Procura, avrebbe consentito, tollerato e comunque non impedito che venisse appiccato il fuoco a un cumulo di rifiuti vari tra cui travi in legno e materiale proveniente da attività di demolizione.

I fatti risalgono al 10 ottobre 2023 e avvennero all’interno di un cantiere in via San Vitale a Migliarino, nel territorio comunale di Fiscaglia.

Per l’uomo, dopo l’intervento dei tecnici di Arpae, la Procura aveva inizialmente chiesto un decreto penale di condanna. Decreto a cui la difesa – rappresentata dagli avvocati Carmelo Marcello e Lorenzo Marchesini – aveva fatto opposizione. E così, il procedimento era finito a dibattimento davanti al giudice monocratico.

Al termine della requisitoria, la vice procuratrice onoraria Sheila Davi aveva chiesto la condanna del 43enne a due anni di carcere in primo grado.

I difensori invece, nella loro arringa, hanno sostenuto come non si trattasse di rifiuti abbandonati o depositati in maniera incontrollata, bensì di materiali in attesa di un regolare smaltimento. Secondo la difesa, infatti, i rifiuti sarebbero stati ritirati nei giorni successivi da una ditta con cui era già stato raggiunto un accordo per il recupero.

Gli avvocati hanno poi escluso qualsiasi ipotesi di incendio doloso finalizzato a risparmiare sui costi di smaltimento, sottolineando l’assenza di inneschi e attribuendo il rogo a cause accidentali.

A sostegno della loro tesi hanno inoltre ricordato che il 43enne aveva provveduto autonomamente alle operazioni di spegnimento del rogo, utilizzando i propri macchinari. Apparecchiature dal valore di migliaia di euro col concreto rischio che venissero danneggiate dalle fiamme che in quel momento erano divampate nell’area.

Una linea difensiva che alla fine è stata accolta dal giudice Anna Maria Totaro, che ha assolto l’imputato perché il fatto non sussiste.

 

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