Cronaca
4 Aprile 2026
Colpi al soffitto e proteste continue contro una studentessa. Un mese di reclusione e 3.500 euro di provvisionale, assolto il fratello

La vicina “fa rumore” camminando. Condannato per stalking condominiale

di Pietro Perelli | 2 min

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Due appartamenti, uno sopra l’altro. Sopra alcune universitarie, sotto una coppia di fratelli non più giovanissimi. Quando arriva una denuncia, verrebbe naturale pensare a lamentele per feste o rumori molesti. Ma in questo caso è accaduto l’opposto.

A denunciare, per atti persecutori in ambito condominiale, è stata una studentessa di 24 anni, proprietaria dell’appartamento che condivideva con altre inquiline. Il giudice ha condannato uno dei due fratelli, il più anziano, a un mese di reclusione e al pagamento di 3.500 euro di provvisionale, oltre al risarcimento del danno da quantificare in sede civile. Il fratello più giovane, meno presente in casa, è stato invece assolto.

Secondo quanto ricostruito dagli avvocati della ragazza, Gianni Ricciuti e Gabriele Farinelli, i due uomini avrebbero nel tempo disturbato la 24enne e le sue coinquiline bussando ripetutamente al soffitto con bastoni o salendo a bussare alla porta per lamentarsi dei rumori.

Le condotte, ritenute reiterate e quotidiane tra l’estate del 2021 e il febbraio del 2023, avrebbero provocato nella giovane uno stato di ansia e paura tale da farle temere per la propria incolumità. La studentessa sarebbe stata costretta a modificare le proprie abitudini di vita, arrivando anche a dover ricorrere al supporto di uno psicologo.

A rendere ancora più paradossale la vicenda è la natura dei rumori contestati: non feste o musica ad alto volume, ma semplici suoni della vita quotidiana, come passi o lo sciacquone. Situazioni ordinarie che, però, secondo l’accusa, i due fratelli non tolleravano, arrivando a protestare con insistenza.

Le conseguenze si sono fatte sentire anche sul piano economico: le continue lamentele avrebbero spinto le inquiline a lasciare l’appartamento, cercando un’altra sistemazione. La stessa proprietaria, in più occasioni, avrebbe preferito rientrare dai genitori, fuori città, per sottrarsi alla situazione.

In più circostanze sarebbe intervenuta anche la polizia, che non avrebbe riscontrato irregolarità nei comportamenti delle ragazze, invitando invece i due uomini a interrompere le segnalazioni.

La sentenza è stata pronunciata nella mattinata del 2 aprile dal giudice Giovanni Solinas, su richiesta del pubblico ministero Stefano Longhi. L’imputato, difeso dall’avvocato Marco Faveri, aveva scelto di procedere con rito abbreviato.

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