Il mercato dell’Ars et Labor comincia a muovere i primi passi concreti. È fatta per Montanaro, terzino sinistro reduce da due campionati di Serie D con il Sasso Marconi, che sulla carta si giocherà una maglia da titolare in un ballottaggio a specchio con Mazzali. Un innesto che va nella direzione di rinforzare una corsia mancina su cui la società vuole avere alternative vere, non semplici comprimari. Diverso il discorso per Senigagliesi, il cui rinnovo resta in una fase di stallo. Tra le richieste del giocatore e quanto la società è disposta a mettere sul piatto la forbice è ancora ampia, e a complicare la trattativa ci pensa il pressing di diversi club di Serie D, che hanno messo gli occhi sul difensore e di fatto gli garantiscono margine per trattare da una posizione di forza. Il coltello dalla parte del manico, in questo momento, ce l’ha lui.
Sul fronte campionato, invece, le porte del ripescaggio in Serie D si sono ormai chiuse quasi del tutto: le speranze di un salto di categoria a tavolino sono ridotte al lumicino, e la programmazione della stagione va fatta pensando all’Eccellenza.
Ma la notizia più pesante di questi giorni riguarda l’identità stessa del club. L’Ars et Labor dovrà continuare a chiamarsi così, e non Spal, per almeno un’altra stagione. Il termine fissato dalla Figc per i cambi di denominazione è scaduto il 15 luglio, e non sono previste deroghe di alcun tipo: la finestra utile era aperta dal 10 giugno, un arco di tempo che si è rivelato semplicemente incompatibile con quanto stava accadendo attorno al club in quelle stesse settimane, a partire dalla procedura di liquidazione giudiziale che ha portato il marchio storico ad andare all’asta lo scorso 9 luglio.
Tra l’aggiudicazione da parte del Comune di Ferrara e un eventuale ritorno ufficiale al nome Spal restavano troppi passaggi burocratici da completare, e i tempi tecnici non hanno lasciato scampo. C’è comunque una consolazione estetica. Il prossimo campionato di Eccellenza potrebbe infatti segnare quasi sicuramente il ritorno sulle maglie del vecchio “ovetto”, concesso in uso dal Comune alla proprietà tramite un accordo specifico.
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