Anselmo e Cucchi presto sposi
La richiesta di matrimonio inviata al Comune di Roma reca il numero 16703. A fare scalpore, tra le decine di migliaia di promessi sposi che hanno scelto la Capitale per dirsi il fatidico sì, è il nome degli sposi
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Circa un centinaio di persone si sono riunite l’8 marzo in piazza Municipale per un presidio promosso dal collettivo Transfem. Interventi, letture e testimonianze hanno scandito l’iniziativa, che ha posto al centro la critica alla banalizzazione della Giornata internazionale della donna e la denuncia della violenza di genere come fenomeno strutturale.
Fin dall’apertura del presidio, le attiviste hanno contestato la trasformazione dell’8 marzo in una ricorrenza simbolica svuotata del suo significato politico. “Tenetevi le mimose e lasciate stare le panchine: l’8 marzo è una giornata di lotta“, è stato uno dei messaggi lanciati dalla piazza. Secondo le partecipanti, i rituali celebrativi non bastano ad affrontare problemi come femminicidio, molestie e abusi che continuano a colpire donne e persone queer.
Nel corso degli interventi è stata criticata anche la narrazione mediatica dei femminicidi, spesso definiti come “raptus”, “gelosia” o “tragedie familiari”. Le attiviste hanno sottolineato come dietro questi episodi ci siano frequentemente anni di controllo, minacce, stalking e violenze psicologiche e fisiche che restano invisibili o vengono minimizzate.
Un passaggio è stato dedicato alla vicenda di Zoe Trinchero, ricordata come una delle vittime di una violenza che affonda le radici nel sistema patriarcale. Anche qui è stata contestata la copertura mediatica del caso, accusata di aver dato spazio alla narrazione del “bravo ragazzo” e di aver spettacolarizzato la tragedia.
Non manca l’affondo alla violenza istituzionale. È stata infatti evidenziata la difficoltà per le vittime di denunciare: processi lunghi e logoranti, procedimenti che spesso non arrivano a conclusione o che si concludono con esiti ritenuti ingiusti, oltre al peso del giudizio sociale. Secondo Transfem, chi subisce violenza rischia di essere esposto a una seconda vittimizzazione tra interrogatori umilianti, pressione dell’ambiente sociale dell’abusante e messa in discussione della propria parola. Cosa che si aggraverebbe con l’approvazione del disegno di legge Bongiorno.
Da qui la critica alla “politica del giudizio” che si sviluppa attorno alla denuncia: alle vittime viene chiesto di denunciare immediatamente, mentre eventuali ritardi o esitazioni diventano motivo per dubitare della loro versione dei fatti.
Nel corso del presidio è stato citato anche il caso Jeffrey Epstein come esempio di sistema di sfruttamento sessuale inserito in reti di potere economico e politico che, nonostante l’alto numero di vittime, ha prodotto pochissime condanne. “La vicenda dimostra quanto sia difficile per molte vittime ottenere giustizia quando gli abusi coinvolgono persone influenti”, hanno detto al microfono.
Spazio anche al tema dell’università con un intervento di Link Ferrara, che ha denunciato come gli spazi accademici riproducano spesso le stesse gerarchie e discriminazioni presenti nella società. Le studentesse e gli studenti hanno rivendicato un’università “che si schieri contro sessismo, transfobia, razzismo e abilismo” e che garantisca spazi sicuri, riconoscimento e accesso reale al sapere.
Il presidio ha infine allargato lo sguardo alla situazione internazionale con un intervento di Ferrara per la Palestina dedicato alle donne palestinesi. Attraverso racconti e testimonianze simboliche – dal piccolo corpo di Hind Rajab crivellato dai soldati israeliani ad Amal, infermiera di Gaza – è stata denunciata la condizione delle donne che vivono sotto i bombardamenti, nei campi profughi o negli ospedali privati di risorse essenziali.
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