Dopo ventuno anni, Federico ancora nel cuore
"Aldro vive con noi". Il coro si alza ancora una volta, instancabile, a Ferrara, a ventuno anni dall'uccisione di Federico Aldrovandi
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Dopo la chiusura delle indagini, è stato chiesto il rinvio a giudizio per un 24enne di nazionalità italiana, accusato di aver venduto cocaina a Edoardo Bovini, il 19enne morto nella notte tra il 12 e il 13 agosto 2023 davanti al Big Town, a seguito di un improvviso malore collegato all’assunzione della sostanza stupefacente
L’iniziativa, promossa dal Laboratorio Consenso Scelta Libertà, si è svolta alle ore 11 prima in piazza Cattedrale e successivamente sullo scalone del Municipio, dove le partecipanti hanno sollevato i cartelli con singole lettere, componendo la frase simbolo della mobilitazione. Accanto alle donne presenti, anche un gruppo di uomini ha aderito al flash mob, affiancando le partecipanti e reggendo a sua volta i cartelli per ribadire il messaggio dell’iniziativa.
L’azione collettiva rientra in una giornata di iniziative dedicate ai diritti delle donne e nasce per esprimere contrarietà alla proposta di modifica del reato di violenza sessuale contenuta nel disegno di legge n. 1716, noto come Ddl Bongiorno.
Ed è proprio il Ddl Stupri, che interviene sull’articolo 609-bis del codice penale, al centro della mobilitazione. Secondo le organizzazioni promotrici (tra cui Udi, Centro donna giustizia, Arci, Donne democratiche, Cgil), la versione iniziale del testo era più vicina alla Convenzione di Istanbul, perché prevedeva di punire gli atti sessuali compiuti senza un consenso libero, consapevole, inequivocabile e revocabile.
Durante l’iter parlamentare, spiegano però dal Laboratorio Consenso Scelta Libertà, la formulazione sarebbe stata modificata introducendo il riferimento agli atti sessuali compiuti “contro la volontà” della persona.
Una differenza che, secondo le promotrici della protesta, non sarebbe solo linguistica ma sostanziale. Il rischio, sostengono, è che l’onere di dimostrare il dissenso torni a gravare sulla vittima, chiamata a provare di aver espresso chiaramente il proprio rifiuto.
Per le associazioni coinvolte si tratterebbe di un arretramento culturale e giuridico, perché metterebbe in discussione il principio del consenso esplicito e dell’autodeterminazione, oltre a indebolire i progressi compiuti negli ultimi decenni nella tutela delle donne.
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