Cronaca
24 Febbraio 2026
La 32enne faceva parte dell’équipe del Monaldi. Sequestrati i telefoni a sette sanitari: in settimana l’autopsia disposta dalla Procura

Bimbo morto dopo il trapianto a Napoli, indagata una cardiochirurga ferrarese

(Foto di Paolo Abbamonte da Facebook)
di Redazione | 2 min

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C’è anche una ferrarese nel registro degli indagati in merito alla vicenda del bambino di due anni e mezzo deceduto sabato scorso al Monaldi di Napoli a seguito di un trapianto del cuore. Si tratta di Emma Bergonzoni, cardiochirurga 32enne laureata a Bologna che faceva parte dell’équipe di Guido Oppido, cardiochirurgo pediatrico con una lunga esperienza alle spalle che ha lavorato anche al Sant’Orsola di Bologna.

Alla trentaduenne, come agli altri sei indagati, è stato sequestrato il telefono per esaminare le chat nell’ambito di un’inchiesta che potrebbe allargarsi anche ad altri sanitari. L’iscrizione nel registro degli indagati rappresenta un atto dovuto in vista degli accertamenti tecnici irripetibili e non implica alcuna responsabilità accertata. L’indagine è stata aperta dal sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante che aveva iniziato la propria carriera a Ferrara nel 2014 dopo aver svolto il tirocinio a Bologna.

In settimana sarà anche il momento dell’autopsia che – come riporta Rai News – dovrebbe aiutare a capire se ci sono stati errori anche in fase di espianto oltre all’impatto del trasporto.

L’operazione risale allo scorso 23 dicembre mentre i genitori avevano saputo solamente dopo un mese e mezzo che il cuore trapiantato al figlio era danneggiato. Il cuore, prelevato a Bolzano dall’équipe del Monaldi, secondo quanto ricostruito dalle cronache sarebbe stato trasportato con ghiaccio secco (anidride carbonica allo stato solido) che, a differenza di quello tritato, raggiunge temperature molto più basse (-78°C) e che potrebbe aver provocato lesioni.

Le indagini dovranno quindi accertare la dotazione dell’équipe dell’ospedale napoletano per il trasporto del cuore e perché l’operazione sia andata avanti nonostante la presenza di lesioni.

Le cronache hanno ricostruito come inizialmente i medici avrebbero riferito ai genitori del bimbo che l’operazione non era andata bene e che sarebbe stato necessario un nuovo trapianto. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, non vi sarebbe stato in un primo momento un riferimento esplicito alle possibili lesioni durante il trasporto.

Nei giorni prima di morire il bambino era stato messo nuovamente in lista trapianti ma una commissione di esperti aveva valutato negativamente la richiesta. Le condizioni erano ormai troppo compromesse.

Saranno l’autopsia e le consulenze tecniche disposte dalla Procura a chiarire eventuali responsabilità e l’esatta dinamica dei fatti.

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