Cronaca
20 Febbraio 2026
L'ex sindaco rompe il silenzio e commenta la sentenza di proscioglimento: "I 41mila ferraresi che avevano messo il mio nome sulla scheda elettorale hanno il diritto di capire chi avevano votato"

Fiera bis. Tagliani: “Inquietante che l’inchiesta non sia stata archiviata prima”

di Davide Soattin | 4 min

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Per quasi sette anni, vale a dire da quando l’inchiesta della Procura ha mosso i primi passi, l’ex sindaco Tiziano Tagliani ha preferito tenere la bocca cucita, senza fare commenti. Lo ha fatto consapevole che sarebbe stato “un processo complicato” ma che, allo stesso tempo, carte giudiziarie alla mano, l’esito “non poteva essere diverso” da quello a cui è arrivato il gup del tribunale di Ferrara, prosciogliendolo dall’accusa di truffa con cui era stato portato a giudizio nel processo Fiera bis.

Così, dopo il crollo dell’impianto accusatorio che la Procura gli contestava, nel pomeriggio di venerdì 20 febbraio, a poche ore dalla sentenza, ha scelto di rompere il silenzio e di farlo per “un’esigenza di ritorno” nei confronti della propria famiglia, del proprio pool difensivo, ma soprattutto di tutte quelle “41mila persone che, quando era il momento, hanno messo il mio nome sulla scheda elettorale”. Questo perché “penso abbiano il diritto – dice – di avere delle risposte per capire chi hanno votato”.

Tagliani, seduto al tavolo della sala riunioni del proprio studio legale di via De Romei, ‘spalleggiato’ da Aldo Modonesi, fa subito chiarezza: “Non mi meraviglio di essere stato indagato. Penso sia un prezzo giustamente da pagare alla trasparenza. Del resto, quando ero presidente della Provincia, sono stato indagato e archiviato due volte per omicidio colposo. E quindi penso sia chiaro che chi amministra abbia tutta una serie di responsabilità al vaglio della magistratura, per cui nutro rispetto“.

L’ex sindaco parla di un “processo inquietante” con riferimento all’accusa di truffa che gli era stata contestata in relazione al passaggio dalla procedura Fenice alla procedura Sfinge. Un iter che – sottolinea – “è stato utilizzato da molti altri, ma per il quale sono stato l’unico a cui è stato attribuito un presunto disegno fraudolento rispetto a quanto richiesto dalla struttura commissariale dell’Emilia-Romagna, come risulta documentalmente”. “Così come risulta altrettanto chiaramente – aggiunge – che le procedure adottate erano regolari e che il pubblico ministero ne era a conoscenza da tempo”.

“Eppure, se si leggono le relazioni di servizio, si tratta di un’invenzione, di un presupposto, di un’idea: una sorta di pregiudizio investigativo – sottolinea Tagliani – nato all’interno del Nucleo investigativo dei Carabinieri e portato avanti per anni. Sono state scritte 15mila pagine, molte delle quali dedicate a cercare, qua e là, elementi che potessero sostenere questo presunto disegno, che in realtà non esiste, come dimostra un’evidenza palmare”. Sinceramente mi sfugge e mi inquieta la ragione per cui sia stato imbastito un procedimento del genere alla luce dei documenti e delle dichiarazioni prodotte. Ma soprattutto – continua l’ex primo cittadino – mi chiedo perché sia andato avanti per sette anni“.

Come una “sorta di ossessione nei confronti di qualcuno“, prosegue, “che ha inventato un disegno criminoso ed è andato avanti nel perseguirlo nonostante evidenze documentali clamorose. Francamente, il fatto che un procedimento del genere non sia stato archiviato sul nascere è qualcosa di inquietante“. “Poi – conclude – arriva un giudice che legge le memorie difensive, assiste agli interrogatori degli indagati, esamina gli atti e ascolta le parti, e si convince che il fatto non sussiste“.

E ancora: “Se non avessi avuto un contesto familiare e psicologico solido, dopo sette anni in cui il mio nome è stato quotidianamente associato a reati tutt’altro che simpatici, avrei potuto vacillare. Fortunatamente non è stato così. Resta però in me una preoccupazione rispetto alla gestione iniziale dell’indagine, che mi lascia più di un dubbio significativo. Dalle carte, se lette con serenità, non poteva che emergere un esito diverso. Una lettura obiettiva restituisce infatti giustizia rispetto a un’ipotesi iniziale preconcetta, a un teorema accusatorio costruito da un collaboratore di giustizia (Pietro Scavuzzo, ndr) che peraltro non mi chiama direttamente in causa. Insomma, si è partiti da una vicenda iniziale abbastanza oscura”.

Per Tagliani ora è comunque arrivato il momento di cambiare pagina: “Oggi è una giornata in cui mettere una pietra sopra non solo a tutta questa vicenda, ma anche ad anni difficili. Se non fossi stato conosciuto in città da 67 anni, avrei potuto vivere una situazione ben meno serena di quella che, fortunatamente, oggi posso finalmente ritrovare”.

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