Costretta a subire atti sessuali contro la propria volontà, mentre stava dormendo profondamente per via dei medicinali che le erano stati somministrati per ragioni terapeutiche. È l’incubo vissuto da una 36enne, abusata da due uomini – di 21 e 34 anni – che, come lei, erano ospiti in una struttura psichiatrica della provincia di Ferrara. Per entrambi, finiti a processo con la pesante accusa di violenza sessuale di gruppo aggravata, durante la mattinata di ieri (giovedì 19 febbraio) è arrivata la condanna, con rito abbreviato, a un anno e quattro mesi di carcere.
Il fatto risale al 22 agosto 2022 e il nome di uno dei due uomini, quello di 21, attualmente in carcere, è già noto alle cronache locali perché lo scorso gennaio, a Goro, era stato arrestato dai carabinieri per stalking e revenge porn nei confronti della ex fidanzata che abitava in provincia di Bologna, oltre che per resistenza a pubblico ufficiale ai danni dei militari che gli stavano mettendo le manette. In passato, come se non bastasse, il giovane – ex campione di arti marziali – aveva inoltre già subito un processo anche per maltrattamenti nei confronti dei genitori.
Nel procedimento per cui ieri è stato condannato invece, stando alla ricostruzione della Procura di Ferrara, con la complicità di un 34enne, avrebbe approfittato delle evidenti condizioni di inferiorità psichica in cui versava la donna al momento del fatto, per denudarla e fotografarla. Poi il 34enne (avvocati Enrico Segala e Valentina Bordonaro) l’avrebbe palpeggiata, mentre il 21enne (avvocato Daniele Borgia) l’avrebbe costretta ad atti invasivi di natura sessuale, senza che lei fosse capace di potersi sottrarre a quell’orrore orchestrato ai suoi danni.
Condotte, secondo l’accusa iniziale, aggravate dall’aver commesso i fatti con abuso delle relazioni di coabitazione e delle condizioni della vittima.
All’udienza di ieri mattina, nel condannare i due a un anno e quattro mesi ciascuno, il gup Giovanni Solinas del tribunale di Ferrara ha comunque riconosciuto la tenuità del fatto commesso nei confronti della donna che, parte offesa nel processo, ha scelto di non prendervi parte attraverso la costituzione di parte civile.
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