Politica
17 Febbraio 2026
Cittadini del Mondo denuncia: "Non tutte le fragilità sono state intercettate". Fabbri parla di "narrazione strumentale" e precisa che non risultano residenti

Grattacielo. Famiglia con bimba di 18 mesi rischia di dormire in auto: non erano presenti allo sgombero

di Pietro Perelli | 4 min

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Una gara pubblica da circa 1,28 milioni di euro in tre anni per la gestione dei servizi di accoglienza destinati a persone in stato di fragilità estrema e senza dimora è andata deserta. È questo il nodo al centro dell’interpellanza presentata dalla consigliera comunale di Ferrara Anna Zonari

Una famiglia di due giovani genitori con una figlia di appena 18 mesi non aveva trovato altra sistemazione per passare la notte se non nella propria auto. Il padre è proprietario (non residente) di un appartamento del Grattacielo, ma non era al suo interno quando ci sono state le operazioni di sgombero e, di conseguenza, il Comune non ha potuto procedere subito alla presa in carico.

La storia, riportata dalla Nuova Ferrara, è stata occasione di scontro politico, con accuse incrociate tra l’associazione Cittadini del Mondo e l’amministrazione.

“Mentre l’assessora Coletti durante il Consiglio comunale rispondeva alle domande dei consiglieri dicendo che il Comune si era fatto carico di tutte le famiglie fragili stava dicendo una cosa non vera“. Questo l’attacco a Cristina Coletti che arriva dai volontari di Cittadini del Mondo, che poco dopo la conclusione dello stesso Consiglio sono intervenuti per aiutare questaa famiglia che stava per passare una notte al freddo in via Cassoli.

“Una famiglia fragile”, sottolineano facendo notare la presenza di una bambina di 18 mesi con il papà (classe 1999) e la mamma di pochi anni più giovane. I volontari sono stati avvisati da alcuni residenti: “avevano messo un materassino tra il baule e i sedili posteriori per dormire”.

A rispondere all’accusa ci pensa il sindaco Alan Fabbri che, attraverso i suoi canali social, definisce “strumentale” la narrazione. “Fatte le opportune verifiche – dice Fabbri -, si evince che lo sgombero del Grattacielo non c’entra assolutamente nulla con questa storia, falsamente raccontata. Se fosse stata residente al Grattacielo al momento dell’ordinanza, saremmo intervenuti come per tutte le altre famiglie con minori”.

Ciò che riporta il sindaco della vicenda discosta solo in parte da quello che i volontari di Cittadini del Mondo hanno detto ai nostri taccuini. Sono arrivati tra le 20 e le 20.30 in via Cassoli e hanno avvisato della situazione il 112 (Numero unico emergenze). Ad arrivare sul posto sono stati i carabinieri che hanno contattato il Pris (Pronto intervento sociale), che è riuscito a trovare una sistemazione per tre giorni alla foresteria dell’Ospedale di Cona. I militari hanno quindi accompagnato la famiglia fino alla stanza dove potranno passare i prossimi giorni mentre i volontari si sono attivati per recuperare generi di prima necessità, cibo, vestiti e pannolini.

“Non avevano quasi nulla”, ci raccontano delineando una situazione particolarmente complessa che “il Comune non ha intercettato”. Secondo la ricostruzione dell’associazione, la coppia aveva da poco finito di sistemare un appartamento nella Torre A del Grattacielo. E nel frattempo avevano lasciato la casa nella quale vivevano in affitto, sempre a Ferrara.

Il tutto proprio mentre scoppiava l’incendio nella Torre B e le ordinanze del sindaco imponevano lo sgombero anche negli altri due stabili. I genitori e la piccola si sarebbero dunque trovati in un limbo e, dopo una breve permanenza da parenti a Genova, non hanno potuto accedere nuovamente alla casa in cui avevano trasferito le loro cose.

Arrivati a Ferrara nella mattinata del 16 (quattro giorni dopo l’evacuazione) hanno fatto accesso al Ssui (Sportello sociale unico integrato) ma, dopo la presa in carico, non sarebbero stati ricontattati nell’immediatezza. Nella mattinata del 17 febbraio Asp li ha contattati e si è attivata per trovare soluzioni abitative.

Secondo gli accertamenti fatti dall’amministrazione (sono in corso ulteriori verifiche) l’uomo che si è recato al Ssui non risulta residente al Grattacielo mentre nell’immobile da lui indicato risulterebbero domiciliate altre persone. La residenza sarebbe invece in un’altra abitazione, probabilmente proprio quella che i volontari di Cittadini del Mondo indicano come da poco lasciata dopo i lavori nell’appartamento alla Torre A.

Nel comunicato inviato alla stampa dal sindaco viene anche messo in evidenza un dettaglio attinente alla privacy: “il soggetto, peraltro imprenditore, da proprietario, risulta moroso verso il condominio Grattacielo, con un debito di migliaia di euro”. “È proprio questa – aggiunge il sindaco – la situazione che ha portato allo sgombero del Grattacielo”.

Un attacco che Fabbri non ripete sui suoi canali social, dove si limita a sottolineare che “il soggetto è residente altrove” e che è un imprenditore di una nota via del centro cittadino. “Avrebbe quindi tutte le possibilità – scrive Fabbri – di garantire una sistemazione decorosa alla propria famiglia, soprattutto alla bambina di pochi anni, e non certo farla dormire in auto”.

Fabbri si dice “stanco di una narrazione strumentale, con un’opposizione che usa la questione Grattacielo come passerella politica sfruttando le difficoltà di chi dice di difendere”.

Cittadini del Mondo nota invece come il breve tempo a disposizione dei servizi sociali per gestire gli avvenimenti abbia portato al non emergere di situazioni come quella raccontata.

“Non penso sia l’unico caso come questo”, dice ai nostri taccuini un volontario. “Penso – aggiunge – che, rispetto alle circa 500 persone di cui si parla, possano essere un migliaio quelle che vivevano al Grattacielo”. Numeri enormi che comprenderebbero anche situazioni di fragilità sotterranea, l’assenza di documenti o di un lavoro. “Le situazioni di fragilità – spiega – vanno intese in modo più ampio e se si fosse proceduto a uno sgombero più lento e organizzato oggi non ci si troverebbe in questa situazione“.

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