Anselmo e Cucchi presto sposi
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Un mazzo di ellebori che sembrano dipinti a mano, ranuncoli dalla corolla fitta e vellutata, anemoni scuri come inchiostro, narcisi appena sbocciati, rami di nocciolo dalle linee morbide e, perché no, un cavolo ornamentale – la brassica invernale – sorprendente e scenografico. A San Valentino, da Wildflowers in via Boccacanale di Santo Stefano 16, l’amore non ha la forma della solita rosa rossa importata dall’altra parte del mondo, ma quella di un fiore di stagione coltivato con attenzione, acqua misurata e mani consapevoli.
La realtà ferrarese guidata da Nicoleta Dracea e Fabio Giannini nasce nell’aprile 2022 con un’idea chiara: lavorare solo con ciò che la stagione offre, riducendo l’impatto ambientale e costruendo un rapporto più trasparente con chi entra in negozio. Oggi il 90% dei fiori venduti arriva dalla loro Farm a Monestirolo. Non sono specie autoctone in senso stretto, ma varietà selezionate perché capaci di adattarsi al territorio ferrarese e al suo clima particolarmente umido e nemico delle rose.
“Il ranuncolo non è nato qui – spiegano – ma cresce benissimo, richiede poca acqua, resiste senza trattamenti invasivi e si adatta bene anche ai cambiamenti climatici”. La scelta parte sempre da una domanda pratica: quanta acqua serve? Quanto sforzo richiede alla terra? In una provincia che ha conosciuto il razionamento idrico per i giardini, la sostenibilità non è uno slogan ma una necessità concreta.
Prima del negozio, per Nicoleta, c’era l’esperienza da fiorista tradizionale. E con essa lo spreco. “Buttavo via una quantità enorme di fiori e di spugna floreale. Qui non l’abbiamo mai usata: è inquinante, rilascia microplastiche e dopo l’uso finisce tutta in discarica insieme ai fiori“. Aprire senza quei materiali e senza certe consuetudini sembrava un azzardo. “Ci dicevano che non ce l’avremmo fatta. Invece si può fare. Serve più invettiva, ma si può fare”.
Il tema diventa ancora più evidente sotto San Valentino, quando la domanda di rose rosse esplode. Il principale hub europeo del commercio florivivaistico resta l’Olanda, ma gran parte delle rose vendute nel continente viene coltivata in Paesi come il Kenya. “Sono fabbriche di fiori – sottolineano Fabio e Nicoleta – non campi. Per ottenere steli lunghi e perfettamente dritti si usano sostanze chimiche che in Europa sono vietate da decenni. In alcune serre si lavora con maschere antigas”.
Le criticità sono ambientali, tra trasporto refrigerato, congelamento e scongelamento, ma anche sociali. In Kenya, raccontano, le grandi produzioni hanno generato problemi legati alla salute dei lavoratori, inquinamento delle falde e bacini d’acqua compromessi, oltre a condizioni di lavoro spesso prive di adeguate tutele. “Se vogliamo parlare di amore – osservano – forse vale la pena chiedersi che cosa c’è dietro a quel fiore“.
Wildflowers non demonizza la rosa in sé. “Le amiamo, ma nel periodo giusto, da maggio a settembre”. A Ferrara l’umidità rende la coltivazione particolarmente delicata senza trattamenti importanti. Per questo collaborano con piccole flower farm italiane di altre zone più adatte, costruendo anche una rete che condivide la stessa filosofia. Anche a San Valentino il compromesso esiste: qualche anemone o ranuncolo da Sanremo, tulipani toscani leggermente anticipati dal caldo, ma sempre con un’attenzione alla provenienza e al packaging, spesso riutilizzabile e meno impattante.
La proposta resta però fortemente identitaria: mazzi di ellebori, brassiche ornamentali che sfidano il freddo, narcisi di campo, rami e composizioni dove il nocciolo disegna linee irregolari e naturali. Fiori che non sono tutti perfettamente dritti, che non rispondono all’estetica patinata, ma raccontano il tempo e la terra da cui arrivano.
Accanto alla vendita in centro a Ferrara, la coppia organizza workshop direttamente in farm. “In un mondo in cui tutto è ‘green’, volevamo far vedere davvero cosa significa. Qui non puoi mentire: accompagni le persone nel campo, rispondi a ogni domanda”. È un momento di divulgazione ma anche di scoperta creativa: imparare a comporre con fiori ‘imperfetti’, lasciando spazio alla forma naturale.
L’invito, nel giorno della festa degli innamorati, è semplice e diretto: chiedere sempre da dove viene ciò che si acquista. “Non è un interrogatorio, è consapevolezza. Anche le piccole scelte fanno la differenza”.
Un mazzo di ellebori o un cavolo ornamentale possono sembrare insoliti, ma portano con sé una storia diversa. E forse, quest’anno, l’amore può permettersi di essere meno convenzionale e un po’ più responsabile.
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