Eurovo. L’inchiesta: “Carcasse di topi, muffa ed etichette false”
Fari puntati sullo stabilimento Eurovo di Occhiobello. E in particolare sulle condizioni delle uova che lì dentro vengono lavorate per poi venire destinate a pasticcerie e ristoranti
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Nella mattinata di sabato 23 maggio, presso il Cimitero Comunale di Argenta, si è svolta la commemorazione del 60° Anniversario della morte dell’eroico finanziere Bruno Bolognesi avvenuta a seguito di attentato terroristico
Due incidenti senza feriti gravi hanno mandato in tilt il traffico sulla pericolosa Statale 16. Entrambi sono avvenuti intorno alle 7.30, orario di punta per chi si recava al lavoro
Cinque denunce, un'attività sospesa, sequestri di droga, alimenti e prodotti fitosanitari, oltre a decine di controlli su strade ed esercizi pubblici. È il bilancio del servizio straordinario "a largo raggio" dei Carabinieri della Compagnia di Portomaggiore nei territorio di Portomaggiore e Argenta
Al fine di contenere la presenza dei numerosi colombi urbani sul territorio, il Comune di Argenta ha pianificato un intervento mirato basato sulla distribuzione di un farmaco a base di nicarbazina, con l’obiettivo di limitarne la riproduzione
Argenta. Una morte sospetta, alcune anomalie nei protocolli, ammanchi tra i medicinali e una segnalazione tempestiva. È partita da qui l’inchiesta “Settore Giallo” con cui i carabinieri – dietro il coordinamento della Procura di Ferrara – sono riusciti a individuare i gravi indizi di colpevolezza a carico del 44enne Matteo Nocera, l’infermiere – oggi sospeso dal servizio – indagato per le morti dell’83enne Antonio Rivola e della 90enne Floriana Veronesi, i due anziani che – lo scorso settembre – persero la vita all’ospedale Mazzolani-Vandini di Argenta, dove erano ricoverati nel reparto di Lungodegenza Post-Acuzie Geriatrica Riabilitativa.
L’uomo oggi è in cella a Ravenna, dopo il provvedimento di custodia cautelare in carcere con l’accusa di omicidio volontario aggravato per la tragica fine di solo uno dei due anziani, l’83enne. A emetterlo – sabato 12 luglio – è stato il gip Federica Lipovscek del tribunale di Ravenna dato il pericolo di inquinamento probatorio e di reiterazione del reato da parte dell’indagato, dal momento che l’uomo – secondo gli inquirenti – avrebbe potuto compiere atti ritorsivi verso i colleghi che avevano segnalato anomalie e sospetti.
Decisivi sono stati gli esiti della consulenza medico-legale eseguita sul cadavere di Antonio Rivola, col ritrovamento di tracce di Esmeron, un potente farmaco miorilassante che ha come principio attivo il bromuro di rocuronio, utilizzato in medicina di urgenza e utilizzato dagli anestesisti per favorire l’intubazione dei pazienti. Senza quest’ultima procedura però la somministrazione del medicinale risulta avere effetti letali, portando alla paralisi dell’apparato respiratorio e quindi alla morte di chi ne fa uso.
Ma come è stato possibile risalire alla presenza dell’Esmeron? Tutto è partito da un altro farmaco, il Midazolam, un potente medicinale appartenente alla famiglia delle benzodiazepine, che viene trovato nell’alibox, contenitore utilizzato per smaltire rifiuti speciali, dopo la morte sospetta della 90enne Floriana Veronesi, avvenuta lo scorso 24 settembre. Da lì, la coordinatrice infermieristica – insospettita dallo strano ammanco del medicinale e da alcune violazioni nei protocolli – avvisa l’Ausl che segnala il fatto alla Procura.
La salma dell’anziana viene quindi messa a disposizione dell’autorità giudiziaria e – nel frattempo – l’Azienda sanitaria informa gli inquirenti di un’altra morte sospetta, quella di Antonio Rivola, avvenuta qualche settimana prima, il 5 settembre. I funerali dell’uomo però non sono ancora stati organizzati per alcune questioni burocratiche che avevano tenuto ferme le esequie fino a quel momento. La pm Barbara Cavallo quindi dispone gli accertamenti medico legali sui due corpi con l’obiettivo di individuare tracce di Midazolam nel loro organismo.
Quest’ultimo però non viene individuato. Né sul corpo della Veronesi, né su quello di Rivola. Da lì, gli accertamenti si allargano e – grazie a uno specifico macchinario – il medico legale Roberto Testi e il tossicologo Enrico Gerace del Centro Antidoping di Orbassano, in provincia di Torino, riescono a individuare la presenza dell’Esmeron in vari distretti dell’organismo, ma solo dell’83enne. Lo trovano anche nelle urine dell’anziano, segnale che – una volta somministrata – la sostanza era andata in circolo nel corpo del paziente.
I carabinieri del Nas di Bologna passano quindi al setaccio tutti i farmaci provenienti dalla farmacia ospedaliera dell’ospedale del Delta di Lagosanto e diretti al reparto del Mazzolani-Vandini, incrociando domanda, approvvigionamenti e utilizzi. Scoprono che mancano quattro fiale di Esmeron, prelevate dal frigorifero in cui era conservato, e a cui il personale può accedere liberamente proprio perché medicinale di emergenza, senza però che ci fosse un’urgenza che ne potesse giustificare l’utilizzo nel periodo finito sotto indagine.
Le fiale non sono mai state ritrovate, probabilmente smaltite nei normali flussi dei rifiuti sanitari speciali prima che partissero gli accertamenti. Al momento, non è possibile stabilire con certezza se tali fiale siano state utilizzate esclusivamente nel caso di Rivola o se possano essere state somministrate anche in altre circostanze o ad altri pazienti. Un aspetto, questo, che resta al vaglio degli inquirenti.
La coincidenza tra l’assenza delle fiale, la presenza del farmaco nell’organismo del paziente e l’organizzazione del reparto ha comunque orientato gli inquirenti verso un’ipotesi precisa. L’Esmeron, infatti, è un tipo di medicinale che, una volta somministrato, ha un effetto immediato e la notte in cui Rivola è deceduto, l’infermiere finito sotto indagine era l’unico in servizio nel Settore Giallo (scelto per dare nome all’inchiesta), dove il paziente era ricoverato. Da qui, la contestazione di omicidio volontario aggravato.
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