Terre del Reno
13 Giugno 2025
In aula il processo per la morte del 58enne operaio edile Pietro Cavagnuolo avvenuta il 30 settembre 2020 a San Carlo. Parla il tecnico dell'Uopsal dell'Ausl di Ferrara: "Gravi inosservanze"

Cadde dal ponteggio e morì. “Mancavano le misure di sicurezza”

di Davide Soattin | 3 min

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Gravi inosservanze“. Sono quelle che Amelio Faccini, tecnico dell’Unità Operativa Sicurezza Ambienti di Lavoro dell’Ausl di Ferrara, ha detto di avere riscontrato all’interno del cantiere in cui – il 30 settembre 2020 – perse tragicamente la vita il 58enne operaio edile Pietro Cavagnuolo, morto a seguito di una improvvisa e accidentale caduta da un ponteggio, mentre stava lavorando alla ristrutturazione di un fienile lungo via Chiesa, a San Carlo.

L’operatore dell’Uopsal, sentito ieri (giovedì 12 giugno) mattina in tribunale a Ferrara, davanti alla giudice Sandra Lepore, è stato chiamato a riferire sullo svolgimento delle indagini che – dietro il coordinamento della pm Ombretta Volta della Procura di Ferrara – aveva eseguito per cercare di ricostruire quali fossero state le dinamiche che avevano portato alla morte del lavoratore, che – all’interno di quel cantiere edilizio – stava rifacendo un muro in mattoni di laterizio.

In quella circostanza, il 58enne – secondo la ricostruzione fatta in aula dal tecnico Ausl – è plausibile abbia perso improvvisamente l’equilibrio, prima facendo un volo di 1,80 metri e poi sbattendo successivamente la testa su un mattone che era a terra con un colpo che gli risultò fatale.

Al momento dell’incidente, Faccini ha raccontato che il lavoratore e un altro collega stavano lavorando in grigio. Una settimana prima dell’infortunio mortale infatti, stando a quanto ricostruito attraverso le indagini, i due operai edili sarebbero stati licenziati da una ditta per essere successivamente distaccati e assunti da quella per cui stavano operando nel cantiere in via Chiesa, ma arrivati al 30 settembre – giorno della tragedia – “si erano ritrovati senza essere dipendenti di nessuno“.

Motivo per cui – dopo le indagini – a processo ci sono finiti quello che si può definire come il datore di lavoro di fatto, che ha già patteggiato la propria pena, e il 72enne ingegnere responsabile della sicurezza del cantiere, oggi l’unico rimasto a dibattimento.

L’operatore dell’Uopsal – durante la propria deposizione – si è soffermato anche sulle “inosservanze” relative alle caratteristiche del ponteggio su cui stava lavorando la vittima. Ha quindi parlato di “ponte e ponteggi non correttamente eseguiti” e del “pericolo di cadute, anche dall’alto”, oltre che della “mancanza di servizi igienici e di formazione del personale”. “La realizzazione di un muro in mattoni di laterizio non era stata prevista nel Piano Operativo di Sicurezza e nel Piano Sicurezza Coordinamento. Mancavano le misure di sicurezza, oltre che la previsione e la predisposizione delle misure tecniche realizzative” ha proseguito il tecnico Ausl, dicendo di aver elevato un verbale di contestazione e prescrizione a cui la ditta edile ha ottemperato il 31 gennaio 2021.

Cavagnuolo – è la ricostruzione della dinamica effettuata dopo le indagini dell’Unità Operativa Sicurezza Ambienti di Lavoro dell’Ausl di Ferrara – “era sul piano di calpestio quando è caduto“. Un piano “troppo corto” ha precisato Faccini, evidenziando che era “realizzato con cavalletti” e che “assomigliava a quei ponti su cavalletti utilizzati per svolgere attività semplici e senza l’uso di attrezzature che incidono sulla stabilità”. L’operaio però – in quella circostanza – “correva il rischio di mettere il piede in fallo“, come potrebbe essere successo in quei tragici attimi, tanto che “la caduta – è questa l’ipotesi più accreditata – potrebbe essere stata determinata semplicemente da una perdita di equilibrio“.

Si torna in aula il 4 novembre per l’esame dell’imputato.

 

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