Addio ad Alessandro Zagni, il motociclista deceduto nel Bolognese
Il sessantenne, titolare della Emmezeta Impianti e conosciuto dagli amici come "Gnegno", ha perso la vita in un incidente con un'auto nel territorio di Camugnano sabato 30 maggio
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Erano tre giorni che i vicini non li vedevano entrare o uscire di casa, Nemmeno sentivano rumori provenire dal loro appartamenti.. E così si sono decisi a chiamare il 112
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L'iniziativa martedì alle ore 11 con un flashmob in piazza Castello: "Non condividiamo la parata militare"
Un finto sequestro orchestrato per vendicarsi delle violenze subite e con lo scopo di allontanare da Ferrara i rivali colpevoli di un violento raid nella notte tra il 16 e 17 agosto del 2021. Durante l’udienza di ieri (10 dicembre) davanti alla giudice Rosalba Cornacchia sono state inserite le dichiarazioni dei testi come corpo del reato e rinviata l’udienza al prossimo 18 marzo.
La vicenda a cui fa riferimento l’accusa sostenuta dal pm Andrea Maggioni, risale al 2022 quando fu messo in atto quello che parve essere un vero e proprio assalto compiuto da un gruppo di sei persone contro due inquilini di un appartamento in Foro Boario. Una volta arrivati sul posto i carabinieri si trovarono davanti una scena raccapricciante e allarmante per l’evidente e plateale uso di violenza: la porta d’ingresso dell’alloggio era stata abbattuta, era stato utilizzato del gas urticante contro gli inquilini, la mobilia danneggiata mediante il lancio di pietre, bottiglie di vetro e bastoni. Al termine del raid, gli assalitori avevano lasciato a terra anche una bottiglia molotov, dei coltelli, una pistola scacciacani, insieme a molte tracce di sangue. Di fronte a tutto questo, appariva esservi unicamente un ferito lieve.
Fin da subito le due vittime riferirono agli investigatori che con loro vi era un amico 42enne che dapprima aveva reagito all’aggressione per poi essere rapito. Lo stesso uomo sarebbe riuscito a contattare telefonicamente i due amici dicendo di essere nelle mani di un gruppo rivale, legato a un albero ma di non saper indicare il luogo. Subito partirono le ricerche a tappeto da parte delle forze dell’ordine, mentre la sera del 18 agosto il presunto sequestrato fece sapere di essersi liberato.
Dovendosi poi presentare davanti al pm Andrea Maggioni e ai carabinieri del Nucleo investigativo, dal presunto sequestrato vennero a galla una serie di contraddizioni sulla versione fornita in denuncia, che portò la sedicente ‘parte offesa’ a confessare la simulazione, posta in essere per vendicarsi degli autori dell’assalto all’abitazione.
Le indagini avevano evidenziato che quanto accaduto tra il 16 e il 17 agosto fu solo l’ultimo episodio di uno scontro tra due gruppi di tunisini, con un precedente tra gli stessi risalente alla sera del 15 agosto – con vittime e aggressori a parti invertite – e ancora del mese di giugno 2021 con analogo episodio – con il raid in via Cavedone – nonché del giugno 2020, con un accoltellamento avvenuto in via Baluardi. Quest’ultimo episodio, probabilmente, ha dato lo spunto per il fine ultimo del piano: gli autori vennero espulsi in maniera fulminea e forse l’obiettivo era ottenere lo stesso risultato e liberare la piazza.
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