Il pastore e la strega al Cinepark di Comacchio
Il Cinepark di Comacchio ospita mercoledì 11 marzo alle 21,30 la proiezione de “Il pastore e la strega”, pera prima del modenese Stefano Santachiara, finalista al Near Nazareth Film Festival in Israele
Il Cinepark di Comacchio ospita mercoledì 11 marzo alle 21,30 la proiezione de “Il pastore e la strega”, pera prima del modenese Stefano Santachiara, finalista al Near Nazareth Film Festival in Israele
Intreccio tra cibo, lusso e potere: a quesot è dedicato l'incontro dell'Istituto di Studi Rinascimentali in programma mercoledì 11 marzo alle 17 alla biblioteca Ariostea
Oggi venerdì 6 marzo alle ore 16 lo Spazio Antonioni di Ferrara ospiterà un incontro dedicato alla figura di Paolo Micalizzi e al ruolo della scuola ferrarese nello sviluppo della cultura cinematografica cittadina
Oggi giovedì 5 marzo, alle ore 17.30, presso la sala dell’Oratorio San Crispino, nella Libreria Libraccio, Donatella Stasio presenta “L’amore in gabbia” introdotta da Leonardo Fiorentini
Venerdì 6 marzo, alle ore 16, nella sala Silvio Carletti della sede Avis, il sesto appuntamento degli incontri culturali promossi dall’Avis Comunale, con la presentazione del libro "Inseguendo il cinema che spacca i cuori" di Gabriele Caveduri
Venerdì 15 novembre alle ore 21 è previsto lo spettacolo “L’etica del viandante” di Umberto Galimberti al Teatro Nuovo di Ferrara.
L’unica etica possibile, scrive Umberto Galimberti, è quella del viandante. A differenza del viaggiatore, il viandante non ha meta. Il suo percorso nomade, tutt’altro che un’anarchica erranza, si fa carico dell’assenza di uno scopo. Il viandante spinge avanti i suoi passi, ma non più con l’intenzione di trovare qualcosa, la casa, la patria, l’amore, la verità, la salvezza. Cammina per non perdere le figure del paesaggio. E così scopre il vuoto della legge e il sonno della politica, ancora incuranti dell’unica condizione comune all’umanità: come l’Ulisse dantesco, tutti gli uomini sono uomini di frontiera.
L’Occidente ha due radici: il mondo greco e la tradizione giudaico-cristiana. Per quanto dischiudano orizzonti completamente diversi, entrambi descrivono un mondo dotato di ordine e stabilità. Ma noi viviamo nell’età della tecnica. È finito l’incanto del mondo tipico degli antichi. È finito anche il disincanto dei moderni, che ancora agivano secondo un orizzonte di senso e un fine. La tecnica non tende a uno scopo, non apre scenari di salvezza, non svela la verità: la tecnica funziona. L’etica, come forma dell’agire in vista di fini, celebra la sua impotenza. Il mondo è ora regolato dal fare come pura produzione di risultati.
Oggi l’uomo sa di non essere al centro. L’etica del viandante si oppone all’etica antropologica del dominio della Terra. Denuncia il nostro modello di civiltà e mette in evidenza che la sua diffusione in tutto il pianeta equivale alla fine della biosfera. L’umanesimo del dominio è un umanesimo senza futuro. Il viandante percorre invece la terra senza possederla, perché sa che la vita appartiene alla natura.
Così ci guida Galimberti: “L’etica del viandante avvia a questi pensieri. Sono pensieri ancora tutti da pensare, ma il paesaggio da essi dispiegato è già la nostra instabile, provvisoria e incompiuta dimora”. Nell’età della tecnica non comprendiamo più il mondo a partire da un senso ultimo. La storia non è più inscritta in un fine. L’unica etica possibile è quella che si fa carico della pura processualità: senza meta, come il percorso del viandante.
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