Eventi e cultura
20 Aprile 2026

Al Comunale Sergio Bernal porta la sua versione contemporanea del flamenco

(Foto di Damiano Mongelli)
di Redazione | 2 min

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L’ultimo appuntamento con la danza al Teatro Comunale Claudio Abbado di Ferrara, sabato 18 aprile, è stato con Sergio Bernal e il suo stile capace di fondere il fuoco del flamenco e il rigore dell’accademia.

Madrileno d’origine, ma popolarissimo in tutta la Spagna – in pratica un Roberto Bolle della penisola iberica – e considerato erede di Antonio Gades e Joaquín Cortés, Sergio Bernal è una stella mondiale, acclamato anche oltreoceano. Secondo lui il flamenco e la danza classica possono convivere perfettamente: la danza classica dà la base, la tecnica, mentre il flamenco dà la forza e tutte quelle emozioni che si possono sintetizzare nell’espressione ‘duende’, un non so che indefinibile e inafferrabile, che accade all’improvviso e rende la performance unica e irripetibile. Ed ecco come nasce “Una notte con Sergio Bernal”, lo spettacolo che ha portato a Ferrara, ultima tappa della sua tournée in Italia: “Racconta tutto il repertorio che ho messo in scena in carriera.

È la scelta di tutti i pezzi che mi hanno fatto diventare il ballerino che sono”, ha spiegato in una recente intervista su “ICON”.

“Una notte con Sergio Bernal” è un racconto composto da vari quadri: non solo assoli, ma anche pas de deux o d’insieme, nei quali Bernal è accompagnato da Miriam Mendoza e Carlos Romero, anch’essi bravissimi interpreti del flamenco, capaci di grande potenza e sorprendente virtuosismo.

E poi ci sono la chitarra di Victor Marquez, le percussioni di Javier Valdunciel e la voce struggente della cantaora Paz de Manuel.

In questa noche sapientemente orchestrata da Bernal ciascuno riesce a mettere in scena una sfumatura diversa del lavoro che il ballerino spagnolo conduce con coraggio e intelligenza sulla tradizione del flamenco, innestando su di essa il linguaggio coreografico neoclassico e contemporaneo. In “Griega” Paz de Manuel e Miriam Mendoza mettono in scena un potentissimo racconto al femminile capace di smuovere il pubblico nel profondo;

in “Zapateado Sarasate” è Carlos Romero a dare prova di un eccezionale virtuosismo,

facendo da contrappunto alla musica con i suoi passi che scuotono le tavole del palcoscenico; Victor Marquez, Javier Valdunciel e Paz de Manuel sono poi gli assoluti protagonisti in “Siempre lorca”.

Bernal però lascia il meglio per la fine, con un trittico che è la sintesi perfetta di tutta serata: prima “Solea x bulerias”, l’esaltazione del flamenco che fa restare incollati alla sedia con la pelle d’oca; poi “El cisne”, una morte del cigno al maschile, omaggio all’accademia; infine “Bolero”, in una personalissima versione firmata dallo stesso Bernal che è l’esempio paradigmatico della sua originale cifra stilistica.

Meritatissimi i diversi minuti di applausi finali.

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