Cronaca
12 Settembre 2024
Sentito l'ex compagno di cella del 31enne di nazionalità bulgara accusato di violenze sessuali continuate e aggravate nei confronti di un ragazzo minorenne: "Allibito e schifato dai suoi racconti"

Minorenne adescato online e violentato. Scambio di accuse tra detenuti

di Davide Soattin | 4 min

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Scambio di accuse in aula tra ex compagni di cella. È quanto accaduto ieri (mercoledì 11 settembre) durante l’udienza del processo a carico di Bruno Minute, 31enne di nazionalità bulgara accusato di violenze sessuali continuate e aggravate per una serie di fatti avvenuti nel Ferraresetra gennaio e ottobre 2016 – nei confronti di un ragazzo che a quel tempo era minorenne.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il ragazzo – oggi maggiorenne e assistito dall’avvocato Emiliano Mancino – sarebbe entrato in contatto con l’imputato attraverso l’app Blablacar, con cui quest’ultimo si sarebbe offerto di andarlo a prendere con l’automobile per portarlo in una discoteca della città. Una volta caricato il giovane, però, l’uomo si sarebbe diretto in un parco alla prima periferia della città e, stando a quanto raccontato dalla vittima, avrebbe costretto il minore a subire atti sessuali sul sedile posteriore della vettura, dietro la minaccia di conseguenze per la famiglia dell’adolescente in caso di rifiuto. Ma non solo, l’odierno accusato avrebbe chiuso le portiere dell’auto e avrebbe legato il minorenne con un laccio, abusando di lui mentre filmava la scena. Per il ragazzo è l’inizio di un incubo da cui riesce ad uscire solamente molte settimane dopo e con sofferenza. Tant’è che, dopo quell’incontro, il 31enne bulgaro lo avrebbe contattato altre volte, obbligandolo a girare altri video dal contenuto sessuale e ricattandolo di pubblicare sui social il video del primo abuso, qualora non avesse ubbidito alle sue volontà.

Nella precedente udienza, il 31enne aveva respinto parzialmente le accuse nei suoi confronti, negando ogni abuso sessuale. Ma ora, a seguito dei racconti di un collaboratore di giustizia, che precedentemente aveva condiviso la cella con lui per tre mesi, all’interno della Sezione Protetti del carcere di Belluno, emergono nuovi scenari che rischiano di appesantire la sua posizione.

“Parlando del più e del meno – ha raccontato l’ex compagno di cella – ero venuto a sapere del processo che aveva in corso a Ferrara. Mi aveva chiesto così di dargli una mano per delle istanze e, sapendo che già in passato lo avevo fatto con altri detenuti, mi aveva chiesto di deporre a suo favore perché si stava comportando bene e non c’entrava nulla“. Per fargli quel ‘favore’, il detenuto – secondo quanto detto in aula – sarebbe stato velatamente minacciato da Minute: “Sapeva della mia situazione di collaboratore di giustizia e mi disse che, se non lo avessi aiutato, avrebbe divulgato tutto ciò che sapeva sul mio conto. Così decisi di dargli una mano e gli chiesi di raccontarmi la storia, in modo tale da sapere che cosa poter dire davanti al giudice”.

Inizialmente – ha proseguito, parlando dell’odierno imputato – si presentava come innocente poi, man mano che raccontava, era emerso che nulla aveva a che fare con l’innocenza. “Allibito e schifato” da ciò che sentirono le sue orecchie, oltre che mosso da un “sentimento di giustizia“, il detenuto avrebbe così deciso di testimoniare contro Minute, arrivando a scrivere anche una sorta di ‘memoriale’ – successivamente inviato alla Procura di Ferrara – attraverso cui rivelare il contenuto accusatorio delle confidenze che il 31enne bulgaro gli avrebbe fatto mentre erano insieme in carcere, relativamente alla vicenda per cui oggi è a processo, compresa la strategia che avrebbe adottato per difendersi dalle accuse che ora gli vengono mosse.

Su questo punto, davanti al collegio del tribunale di Ferrara, il testimone ha raccontato che Minute gli avrebbe confidato la propria volontà di “scaricare tutta la colpa” di quanto accaduto a Ferrara sulle spalle di un secondo uomo della provincia di Belluno, dove Minute abitava. “Un pedofilo adescatore di minori con cui lui si scambiava foto” dice, facendo nome e cognome, che – secondo quella che è una sua supposizione – potrebbe essersi trovato insieme al 31enne, prestandogli la propria automobile, il giorno in cui aveva avvicinato la persona offesa, prima del presunto abuso. Una circostanza, però, non confermata dalla vittima che – sentita a riguardo – ha affermato dinon aver mai sentito parlare” di quella seconda figura, neppure mai entrata negli atti di indagine.

Dal canto suo, la difesa di Minute ha prodotto alcuni estratti conto in cui emergono bonifici da parte della famiglia del 31enne indirizzati all’ex compagno di cella. Pagamenti fatti – sostengono i legali difensori – perché chiesti da quest’ultimo, tant’è che Minute dice di essere stato minacciato, mentre l’altro – invece – ha detto essere relativi a un rimborso spese che gli spettava avendo lui anticipato i soldi delle spese legali al 31enne.

Si torna in aula il 16 ottobre, quando si sapranno anche gli esiti degli ulteriori accertamenti disposti dal collegio sull’app Blablacar. Accertamenti necessari a verificare l’esistenza di eventuali account registrati con le credenziali riconducibili alla presunta vittima e all’attuale imputato e che – almeno fino ad oggi – hanno dato responso negativo.

 

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