Scuola pubblica, nove tagli nel personale Ata
Ci sarebbero nuovi tagli all'orizzonte per la scuola pubblica ferrarese, in particolare per quanto riguarda il personale Ata, assistenti amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici
Ci sarebbero nuovi tagli all'orizzonte per la scuola pubblica ferrarese, in particolare per quanto riguarda il personale Ata, assistenti amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici
Un'odissea senza fine per poter riuscire a ottenere nuovamente la propria patente. È quella denunciata dall'avvocato Aurora Bondi, legale che assiste tre clienti ai quali è stata revocata la patente di guida dopo essere stati "pizzicati" ubriachi mentre erano al volante delle loro automobili
Avrebbe sfruttato i colloqui col compagno detenuto o l'invio di pacchi postali per introdurre - o tentare di introdurre - dosi di hashish e cocaina all'interno del carcere di via Arginone. Droga che poi, stando alla ricostruzione degli investigatori, l'uomo avrebbe venduto ad altri detenuti, alimentando un giro di spaccio
Prima le botte e la minaccia con un'arma bianca per rapinarlo, poi il ricatto: 500 euro per riottenere i propri beni. È l'accusa di cui deve rispondere un 29enne di nazionalità pakistana, oggi a processo - davanti al collegio del tribunale di Ferrara - con molteplici accuse
Da una parte la Procura, che ha chiesto il rinvio a giudizio; dall'altra le difese, che puntano alla derubricazione dell'accusa da rapina impropria a tentato furto. È questo, in sintesi, quanto accaduto ieri mattina, giovedì 21 maggio, durante l'udienza preliminare del processo a carico di due uomini italiani di 45 e 40 anni
Trentasette persone, all’epoca dei fatti tutte detenute a Ferrara, sono finite a processo con l’accusa a vario titolo di danneggiamento, resistenza a pubblico ufficiale, incendio e lesioni aggravate per la rivolta nel carcere di via Arginone, avvenuta durante i primi giorni dell’emergenza Coronavirus, quando le misure restrittive imposte per contrastare il diffondersi della pandemia, tra cui il divieto di visite dei parenti, furono il pretesto per accendere gli animi dei ristretti nei penitenziari di tutta Italia.
I fatti che oggi vengono contestati dalla Procura – pm titolare del fascicolo di indagine è Sveva Insalata – risalgono all’8 e 9 marzo 2020 e hanno come protagonisti, tra gli altri, personaggi già conosciuti alle cronache giudiziarie ferraresi. È il caso del 31enne nigeriano Egbogun Glory, soprannominato Omomo, già condannato in primo grado a sette anni nel processo alla mafia nigeriana, oltre a essere tra gli autori del tentato omicidio col machete di via Olimpia Morata. Insieme a lui anche il 41enne Afrim Bejzaku, che risultò essere tra gli ‘amici’ di Igor il Russo.
Secondo il quadro accusatorio, nella giornata dell’8 marzo, dalle 16.30 alle 21.15, all’interno della prima e della seconda sezione, usando violenza e minacce, e a volte ricorrendo a gesti autolesionistici, i detenuti avrebbero dato vita a un rivolta con disordini e ingenti danneggiamenti di vetri delle finestre, tavoli, biliardini, suppellettili di vario genere, procurandosi mazze in metallo e di legno divelte dai numerosi tavoli e stampelle, al punto da distruggere e rendere inutilizzabili, in tutto o in parte, i locali del penitenziario, finito sotto assedio.
In quella circostanza a farne le spese furono anche – e soprattutto – i poliziotti penitenziari. Alcuni vennero strattonati, bersagliati dal lancio di oggetti, insultati o minacciati. “Assassini…il virus ci sta uccidendo…i nostri familiari stanno morendo…non esiste niente…carcere di merda” avrebbero sbraitato due detenuti, altri invece, il giorno seguente, 9 marzo, prima di unirsi alla distruzione di telecamere, finestre, luci del corridoio, centraline elettriche, sistemi di telefonia e brande, incitando i compagni avrebbero iniziato ad urlare “Non mollate ora, spaccate tutto” e “Questa è Sparta, distruggiamo tutto”.
All’interno della sesta sezione, uno dei promotori della rivolta, indossando una maglietta con cui si era nascosto il viso, avrebbe appiccato un primo rogo, seguito a ruota da altri detenuti. C’era chi si occupava di indicare il luogo in cui accendere il fuoco, chi aveva il compito di reperire lenzuola, tavoli, sgabelli e coperte da bruciare con olio da cucina, chi bloccava gli ingressi con una branda e chi invece percorreva il corridoio della sezione svariate volte motivando i rivoltosi a non mollare e a continuare con forza la loro protesta, comunicando ai poliziotti penitenziari che non sarebbe finita lì e che sarebbe arrivata la fine per l’istituto.
La rivolta proseguì fino allo scoppio di un incendio che rese necessario l’intervento dei vigili del fuoco. Sempre nella sesta sezione, il 9 marzo, un detenuto di nazionalità tunisina di 34 anni avrebbe colpito al torace, gettandogli contro una mazza di legno, un agente scelto della polizia penitenziaria che stava spegnendo uno dei roghi accesi nel corso della rivolta. Il colpo provocò al secondino lesioni personali che i sanitari giudicarono guaribili in dieci giorni.
Dopo due giorni, la situazione rientrò grazie a una lunga opera di mediazione svolta dagli uomini della polizia di Stato e dei carabinieri, intervenuti con quindici pattuglie per un totale di circa quaranta uomini antisommossa, che riuscirono a convincere i detenuti detenuti a rientrare nelle rispettive celle pacificamente evitando così di dover procedere forzatamente, con possibili conseguenze per gli uni e per gli altri. La trattativa fu complessa, non priva di difficoltà, ma alla fine prevalse la ragione e il buon senso e tutto si risolse per il meglio.
Ieri (23 febbraio), a distanza di quasi quattro anni da quei fatti, l’udienza preliminare del processo relativo a quella vicenda è arrivata davanti al gup Carlo Negri del tribunale di Ferrara, che ha rinviato per permettere alle difese di avere il tempo necessario per guardare i filmati della rivolta. Stando a quanto si apprende, il ministero della Giustizia al momento non si è costituito parte civile e, rispetto ai trentasette per cui è stata fatta richiesta di rinvio a giudizio, in realtà erano trentotto ma uno è deceduto nel mentre, ci potrebbe essere qualche stralcio perché alcuni irreperibili o nel frattempo espulsi dal territorio nazionale.
Si torna in aula l’11 ottobre.
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