Nuova udienza per il processo in cui sono finite alla sbarra cinque persone di nazionalità tunisina, tutte accusate di lesioni aggravate reciprocamente inferte il 15 e 16 agosto 2021, nonché di violazione di domicilio, mentre a tre di loro viene anche contestata la simulazione di reato e la calunnia relative a un finto sequestro di persona.
La vicenda a cui fa riferimento l’accusa con queste due ultime contestazioni è quella del sequestro di persona, o apparente tale, che era seguito al violento raid avvenuto nella nottata tra il 16 e il 17 agosto 2021, in zona Foro Boario: un vero e proprio assalto compiuto da un gruppo di sei persone contro i due inquilini lì presenti. Gli autori subito dopo il fatto si diedero alla fuga.
Ieri (martedì 16 gennaio) in tribunale a Ferrara è stato sentito l’ex numero uno del Nucleo Investigativo dei Carabinieri, il comandante Gabriele Porta, che ha riferito in aula sulle modalità in cui erano state svolte le indagini.
La scena presentatasi davanti ai carabinieri fu raccapricciante e allarmante per l’evidente e plateale uso di violenza: la porta d’ingresso dell’alloggio era stata abbattuta, era stato utilizzato del gas urticante contro gli inquilini, la mobilia danneggiata mediante il lancio di pietre, bottiglie di vetro e bastoni. Al termine del raid, gli assalitori avevano lasciato a terra anche una bottiglia molotov, dei coltelli, una pistola scacciacani, insieme a molte tracce di sangue. Una serie di dettagli, questi, tutti confermati durante l’udienza di ieri anche dal comandante del 112.
Di fronte a tutto questo, appariva esservi unicamente un ferito lieve.
I primi elementi investigativi conversero subito su uno scontro tra cittadini tunisini, noti agli uffici di polizia, gravitanti nella zona di via Baluardi.
Ma nelle prime ore il caso vide anche una svolta importante, infatti le due vittime riferirono che con loro vi era un terzo amico, un 42enne, il quale aveva reagito all’aggressione contrattaccando e inseguendo gli assalitori, ma che poi era stato rapito da loro. A prova di ciò riferirono di una telefonata del sequestrato con la quale li aveva informati di essere nelle mani dei rivali, legato a un albero in un luogo sconosciuto.
A quel punto iniziarono le ricerche a tutto campo da parte degli investigatori, con lo sviluppo di un massiccio controllo degli ambienti in cui si muovevano sia le vittime che i sospettati. I risultati della forte pressione maturarono subito: infatti, la sera 18 agosto, il sequestrato – tramite uno dei soci – fece sapere di essersi liberato e ne diede prova con un video girato col proprio smartphone.
A quel punto, quella che era una delle piste investigative che già erano considerate dagli inquirenti diveniva un vero e proprio campanello d’allarme, prendendo realisticamente corpo l’ipotesi della simulazione. L’attenzione investigativa sul gruppo divenne ancor più significativa inducendo il “sequestrato” a presentarsi ai carabinieri, assistito da un legale di fiducia. Il pubblico ministero Andrea Maggioni, supportato dai carabinieri del Nucleo investigativo, evidenziò una serie di contraddizioni sulla versione fornita in denuncia, che portò la sedicente ‘parte offesa’ a confessare la simulazione, posta in essere per vendicarsi degli autori dell’assalto all’abitazione.
Nel progetto – ideato sul momento – aveva sin da subito coinvolto gli altri due appartenenti al proprio “gruppo”, che lo avevano aiutato confermando le false accuse.
Le indagini hanno chiarito che quanto accaduto tra il 16 e il 17 agosto fu solo l’ultimo episodio di uno scontro tra due gruppi di tunisini, con un precedente tra gli stessi risalente alla sera del 15 agosto – con vittime e aggressori a parti invertite – e ancora del mese di giugno 2021 con analogo episodio – con il raid in via Cavedone – nonché del giugno 2020, con un accoltellamento avvenuto in via Baluardi. Quest’ultimo episodio, probabilmente, ha dato lo spunto per il fine ultimo del piano: gli autori (Ayme e Dirar Touati) vennero espulsi in maniera fulminea e forse l’obiettivo era ottenere lo stesso risultato e liberare la piazza.
Grazie per aver letto questo articolo...
Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.
OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:
Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com