Cronaca
27 Ottobre 2023
Le conferme arrivano dagli esiti dell'autopsia sul corpo del figliastro di Davide Buzzi, il 43enne ucciso nel bar di via Bologna. Letale la correlazione tra lo stupefacente e il problema cardiaco di cui soffriva

Malore al Big Town. Edoardo morto per cocaina, nessun ritardo nei soccorsi

di Davide Soattin | 3 min

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Aveva assunto cocaina prima di perdere la vita. È quanto confermano gli esiti dell’autopsia sul corpo del 19enne Edoardo Bovini, morto nella notte tra sabato 12 e domenica 13 agosto dopo essere stato trasportato in ambulanza all’ospedale Sant’Anna di Cona, a seguito di un improvviso malore accusato mentre si trovava insieme a un gruppo di amici all’esterno del bar Big Town di via Bologna.

Nello specifico, per quanto riguarda le cause del decesso, gli accertamenti medico legali hanno confermato la correlazione tra l’assunzione della sostanza stupefacente, le cui tracce erano già state trovate a seguito di alcune analisi effettuate al momento del ricovero, e la patologia cardiaca (tachicardia ventricolare, ndr) di cui il 19enne era affetto e che lo aveva costretto a smettere di praticare sport.

L’esame autoptico ha inoltre escluso qualsiasi ritardo nella tempestività di intervento dei soccorsi.

A questa tragedia è direttamente collegata quella di poche settimane più tardi quando, nella serata del 1° settembre, il 43enne Davide Buzzi, patrigno di Bovini, è rimasto ucciso proprio al Big Town, dove si era recato insieme al cugino della vittima, il 21enne Lorenzo Piccinini, per farsi giustizia da sé e vendicare la morte del figliastro, minacciando con una tanica di benzina il proprietario del locale Mauro Di Gaetano e suo padre Giuseppe, di dare fuoco al locale se non gli avessero consegnato 3mila euro.

In altre parole, la richiesta era intesa da Buzzi come versamento di una sommarisarcitoria‘ per quanto accaduto in precedenza, dal momento che, secondo Buzzi, Mauro Di Gaetano, che la sera in cui perse la vita Bovini non era a Ferrara ma a Modena, avrebbe tardato nel chiamare il 118 per soccorrere il figliastro.

In quella circostanza, da dietro il bancone uscì Giuseppe Di Gaetano, che chiese spiegazioni e per tutta risposta venne aggredito con violenza. Buzzi gli sferrò ripetutamente delle gomitate al volto, dandogli pugni e calci che lo fanno cadere due volte a terra, mentre Piccinini gli intimò “con arroganza” di uscire, colpendolo a sua volta con altri calci e lanciandogli addosso anche una bottiglia.

Da lì, iniziò la colluttazione. I Di Gaetano presero il sopravvento nei confronti dei due e lo scontro terminò nel sangue. Buzzi morì durante il trasporto all’ospedale, Piccinini rimase gravemente ferito ma riuscì a cavarsela. Per la Procura nessun dubbio: il titolare del bar e suo padre avrebbero superato la linea della legittima difesa e dell’eccesso colposo, fino a sfociare in un accanimento e dunque in un’ipotesi di omicidio e tentato omicidio.

Due reati per cui oggi, da indagati, sono detenuti nel carcere di via Arginone sotto protezione per non permettere eventuali ripercussioni da parte di altri carcerati nei loro confronti, mentre, per il suo ruolo di complice, il 21enne Piccinini è agli arresti domiciliari con l’accusa di tentata estorsione nei confronti del gestore del bar Big Town.

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