Cronaca
18 Maggio 2024
Amici e marito han sperato fosse un modo di attirare l'attenzione, ma ora c'è il certificato anagrafico di morte

Il runner del lockdown ha scelto il suicidio assistito in Svizzera

di Redazione | 4 min

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“Vi auguro una buona vita, pensatemi ogni tanto, non dimenticatemi, ci sono stato anch’io sui questa terra”. Sono le ultime parole, affidate a un video e pubblicate sul suo profilo facebook, di Ulisse Trombini, divenuto suo malgrado famoso come il runner inseguito e insultato dal vicesindaco di Ferrara Nicola Naomo Lodi durante il lockdown.

Ulisse Trombini si è dato la morte lo scorso 27 marzo. Aveva 58 anni. Ne avrebbe compiuti 59 la settimana successiva, il 4 aprile.

Per addormentarsi per sempre aveva scelto una clinica svizzera, Dignitas, una struttura con sede a Forch, nel cantone di Zurigo.

Di lui non si avevano più tracce dalla fine di marzo. Il 26 aveva postato su Facebook una foto con il suo cane e la scritta “Cam arrivo”. Lo stesso giorno pubblica un video in cui fa sapere di essere “in uno stato estero” e annuncia il suicidio assistito: “Per voi è morire, per me vivere. Sono stanco di questa vita. Saluto i miei migliori amici”.

Il giorno dopo Ulisse scrive quello che dovrebbe essere il suo testamento spirituale. Per comprenderne il significato va premesso che il 58enne soffriva di problemi psichici. Era seguito dalle strutture consone e stava scontando una misura cautelare, subita a causa di uno dei suoi disturbi, la cleptomania.

“Non sono un ladro – sono le sue parole affidate ai social -, ho una malattia. Dentro sto come una bestia, sto male. Voi vedete l’involucro. Voglio rinascere morendo, voglio non esserci più su questa terra di m….a”.

Gli amici più stretti speravano fosse una richiesta di attenzione e di aiuto, come ne avevano viste in passato in almeno due occasioni. E invece nei giorni scorsi al marito è arrivato il certificato di morte.

Nel suo ultimo contatto con i vivi Ulisse saluta il marito Silvan e i più cari amici: “sarete sempre nel mio cuore e non sarete mai dimenticati”.

Poi arriva il video girato poche ore prima del momento fatidico: “Oggi 27 marzo 2024 è un giorno un po’ particolare per me. È il giorno del mio suicidio assistito qua in Svizzera dove ora mi trovo e che sono attorniato da chi più mi ha amato e che io amerò sempre, i miei cani”.

Già, perché i cani erano parte della sua vita. Tre cagnoline, “le mie bimbe”, che ricorda “giocare con me sulla neve in montagna dove correvamo e dove vedevo loro, i miei angeli, divertirsi. Mi mancheranno tantissimo, ma saranno comunque sempre con me”.

Circa un anno fa era morta Cam, la cagnolina che lo accompagnava a correre anche durante il lockdown (c’era una prescrizione medica che sollecitava questo moto antistress). Quel lutto è stato fatale a Ulisse, tanto da dedicargli il primo e più importante motivo che lo avrebbero portato al suicidio assistito.

“A portarmi a suicidarmi sono stati tre elementi molto rilevanti – scrive -. Il primo, ed è il più importante, anche se mi giudicherete un cretino, è stata la morte del mio cane: mi ha lasciato dentro un vuoto enorme e non ho più resistito. Nella mia vita nessuna persona mi ha dato più amore di lei, mi ha straziato il cuore vederla spegnersi, quindi ho deciso di spegnermi anch’io”.

Viene poi il secondo motivo. “Il signor Lodi Nicola, vicesindaco di Ferrara – sostiene Ulisse -, mi ha messo sui social e mi ha denigrato. È vero che si è scusato tramite i giornali ma mai con me. Per colpa di questa persona dallo spessore intellettuale molto debole mi sono trovato in una condizione psicologica che andava sempre più giù, perché l’essere riconosciuto e non uscire più di casa mi ha fatto sentire un recluso”.

Ovviamente al vicesindaco non può essere imputato nulla che riguardi la decisione finale di Trombini, ma al diretto interessato preme sottolineare che Lodi “tramite il suo avvocato mi ha pagato in contanti 6000 euro perché io ritirassi la querela e mi ha fatto firmare un documento nel quale mi si chiedeva di non divulgare tale notizia, perché poteva ledere la seggiola del Lodi”.

Il riferimento è all’accordo transattivo che ha visto chiudere l’indagine per diffamazione aggravata nei confronti di Lodi. Accordo sul quale pendeva la riservatezza delle parti. “A me sinceramente non me ne frega nulla se hanno lamentele – prosegue Ulisse -, vengano a portarmele al cimitero”.

E qui Trombini si scaglia contro il vicesindaco: “vi rendete conto di chi vi comanda? prima di eleggere un elemento del genere, o di rieleggerlo, fatevi un esame di coscienza!”.

Ulisse continua in diverse critiche a Lodi per arrivare infine al terzo motivo che l’avrebbe portato al suicidio. Un motivo che l’uomo riconduce alla magistratura di sorveglianza che gli aveva affibbiato una misura detentiva”.

“Sento che sto per andarmene – termina il messaggio -. Il mio respiro sta rallentando e si fermerà. Questa è la mia libertà, io sto ritornando a vivere anche se in un altro modo. Per sempre io ci sarò, nessuno può comandarmi, la vita è mia e così sarà gestita”.

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