Copparo
25 Giugno 2022
Prima udienza istruttoria nel processo contro una donna di 56 anni accusata di aver maltrattato dei bambini in un nido comunale di Copparo

Educatrice a processo, la collega: “Dava pizzicotti ai bimbi, ma come una zia”

di Daniele Oppo | 2 min

Leggi anche

Infermiere alla sbarra per omicidio, via al processo. In aula anche Daniela Poggiali

È iniziato ieri mattina, giovedì 17 settembre, davanti alla Corte d'Assise del Tribunale di Ferrara, il processo che vede alla sbarra Matteo Nocera, l'ex infermiere 44enne accusato dell'omicidio volontario pluriaggravato di Antonio Rivola, 83 anni, morto nel settembre 2024 mentre era ricoverato nel reparto di Lungodegenza Post-Acuzie Riabilitativa Geriatrica dell’ospedale Mazzolani-Vandini di Argenta

Rissa tra bande. Dopo quattro anni spunta l’ipotesi tentato omicidio

Dalla rissa aggravata a una nuova, seppur emersa informalmente, ipotesi di reato: quella di tentato omicidio. È l'evoluzione che potrebbe avere il processo per quanto accaduto nella notte tra il 29 e il 30 agosto 2022 al campo sportivo di Consandolo con protagonisti dieci cittadini di nazionalità pakistana

Migliaro, ancora grave la 16enne investita: è in rianimazione

Restano gravi le condizioni della 16enne rimasta coinvolta nel grave incidente stradale avvenuto nel tardo pomeriggio di mercoledì 16 settembre sulla Strada Regionale 495, all'altezza del bar-distributore La Sosta a Migliaro. La giovane si trova ancora ricoverata in rianimazione all'ospedale Maggiore di Bologna, in prognosi riservata

Berco, per ora nessuna riconversione alla difesa. Thyssenkrupp però non la esclude

La direzione di Berco ha smentito accordi già in essere che prevedano, nello stabilimento di Copparo, una conversione della produzione verso il settore della difesa. Allo stesso tempo, però, Thyssenkrupp non chiude alla possibilità di sviluppi futuri e conferma di essere in discussione con diversi partner industriali, comprese aziende che operano nel comparto della difesa

Copparo. Difficile capire come siano andate davvero le cose, se i comportamenti per i quali oggi l’educatrice è a processo fossero davvero tali da essere qualificati come un reato, oppure fossero solo dei leggeri eccessi, non da codice penale, per quanto evitabili. D’altronde, è questo che va stabilito.

Parliamo del secondo processo che vede coinvolta un’educatrice 56enne di una struttura comunale di Copparo (difesa dall’avvocato David Zanforlini), oggi spostata ad altra mansione, già assolta in primo grado dall’accusa di abuso di mezzi di correzione, poi rimandata davanti al tribunale con l’accusa, questa volta e per gli stessi fatti (risalenti ai mesi tra 2012 e 2013), di maltrattamenti nei confronti di alcuni bambini piccolissimi.

Difficile capire dove stia la verità anche perché la prima testimone sentita ieri nella prima udienza istruttoria sembra aver ridimensionato la gravità dei fatti. E proprio lei a vedere che in alcune occasioni mal sopportava i bambini che piangevano e li spostava – “li spingeva”, disse ai carabinieri, ma ha spiegato in udienza che intendeva il gesto, non con violenza – o li sollevava per le braccia, oppure dava dei pizzicotti che lasciavano dei segni. Su questi ultimi gesti, la stessa teste ha detto che, tranne un’occasione in cui la vide dare un pizzicotto a un bambino che piangeva e poi chiedergli “adesso piangi per qualcosa?”, era il suo modo di fare con i bimbi con le guanciotte più pronunciate, “come una vecchia zia”, anche se forse non dosava bene la forza, tanto che lasciava dei segni e in alcuni casi i piccoli piangevano.

Per la teste, i comportamenti infastiditi coincisero in realtà in con un periodo in cui l’imputata soffriva per via delle condizioni di salute del padre.

V’è da dire che la pm Barbara Cavallo e anche l’avvocato Stefano Scafidi (che assiste alcune famiglie, costituitesi parte civile), hanno più volte fatto notare come tra il racconto odierno e quello reso all’epoca dalla teste ci siano notevoli differenze. La teste ha spiegato che in caserma era in uno stato di agitazione e che le era parso che i militari che le facevano le domande volessero da lei la conferma di cose che già sapevano, affermano, come già fece nel primo processo, che in realtà non rilesse il verbale prima di firmarlo.

Di fatto, né lei né l’altra collega – anche lei sentita come testimone e anche lei tendente a rivedere quanto prima dichiarato ai carabinieri – denunciarono i comportamenti alle superiori o al Comune (qui in doppia veste di responsabile civile con l’avvocato Vittorio Zappaterra e parte civile con l’avvocato Gianni Ricciuti), ritenendoli evidentemente ancora all’interno di una soglia di tollerabilità.

Grazie per aver letto questo articolo...

Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.

 

OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:

Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com