È una condanna perfino più dura di quella già alta richiesta dal pubblico ministero, nonostante arrivi con l’assoluzione per quattro capi d’imputazione. Sono sette gli anni di reclusione ai quali il tribunale di Ferrara ha condannato Raffaele Bonzagni, ex amministratore delegato della Manifatture di Dosso, per bancarotta fraudolenta plurima.
Secondo l’accusa avrebbe distratto dal patrimonio del fallimento circa 2 milioni di euro, sottraendoli così ai creditori della società, tramite una decina di operazioni considerate illecite.
Nel corso della precedente udienza di fine novembre, il pm Andrea Maggioni aveva chiesto una condanna a sei anni e mezzo, già piuttosto alta. Nella sostanza, Bonzagni è accusato di aver sottratto liquidità alla procedura fallimentare (parte civile tramite l’avvocato Marco Linguerri), favorendo al contempo società a lui riconducibili e delle quali era amministratore di fatto. La procura sostiene vi siano state distrazioni per 400mila euro in una prima tornata di operazioni, alle quali, a processo in corso, ne sono contestate altre per un valore di 1,6 milioni di euro.
I giudici – il collegio presieduto da Sandra Lepore – hanno deciso per una stangata ancora più pesante di quella richiesta dal pm nonostante siano giunti ad assolvere Bonzagni da alcune delle accuse.
Oltre ai 7 anni di reclusione, l’imprenditore è stato condannato a risarcire il fallimento per oltre un milione di euro e alle pene accessorie dell’inabilitazione all’esercizio di un’impresa commerciale, è stato dichiarato incapace a esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa per la durata della pena, interdetto in perpetuo dai pubblici uffici, nonché in stato d’interdizione legale sempre per la durata della pena.
Il collegio ha indicato in 90 giorni il termine per il deposito delle motivazioni. “Aspettiamo di leggerle e poi faremo sicuramente appello”, afferma l’avvocato Alberto Bova, difensore dell’imputato insieme al collega Massimo Bissi.
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