Cronaca
27 Settembre 2021
La Camera Penale: “Fabbri si esprime come se il processo si sia già concluso con accertamento di responsabilità, ma presunzione d'innocenza c'è anche per Boogye”

Mafia nigeriana. I penalisti contro sindaco e vice: “Dichiarazioni pericolose”

di Redazione | 3 min

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Emmanuel Okenwa, noto dj Boogye

La presunzione d’innocenza deve valere sempre, anche per quel dj Boogye indicato dall’indagine Signal come il boss del cult Vikings/Arobaga a Ferrara. E per questo che la Camera Penale di Ferrara si scaglia contro il sindaco e il vicesindaco che, all’indomani della prima udienza del processo, si sono stracciati le vesti, indignati dalla notizia che Emmanuel Okenwa, alias dj Boogye, ha chiesto il gratuito patrocinio perché, dice lui, non può permettersi di pagare un avvocato.

“Riteniamo pericoloso e, dal punto di vista dell’informazione, assolutamente inesatto e fuorviante – dice la Camera Penale – quanto dichiarato dal vice sindaco all’indomani della richiesta di ammissione al patrocinio a spese dello Stato da parte di uno degli imputati del processo denominato ‘mafia nigeriana’. Il vicesindaco non è nuovo ad esternazioni di questo tipo nel, sia consentito dire, assordante ed imbarazzante silenzio degli altri esponenti politici, di maggioranza e di opposizione”.

“Altrettanto pericolose – rincara l’associazione dei penalisti ferraresi – sono le dichiarazioni del sindaco, ove in un posto sul suo profilo Facebook si esprime come se il processo si sia già concluso con accertamento di responsabilità. Il principio di presunzione di innocenza vale sempre, anche in questo caso”. Fabbri, oltre a lamentarsi della richiesta di gratuito patrocinio, ha sostenuto  “Boogye e tutti quelli come lui, per quanto mi riguarda, dovrebbero essere già in Nigeria, in un carcere pesante a scontare pene severissime, e non ancora a spese degli italiani”.

pasquale longobucco

Pasquale Longobucco, presidente della Camera Penale ferrarese

All’indignazione social, i penalisti rispondono con una lezione gratuita di diritto: “Ci corre l’obbligo di ristabilire un po’ di verità, almeno tentare di riequilibrare il rapporto tra informazione e sensazionalismo. Ebbene, l’istituto del gratuito patrocinio è un perno della nostra civiltà giuridica che trova le fondamenta nell’art. 24 c. 3 della Costituzione: la norma, infatti, stabilisce che siano assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione. Si sostanzia nel diritto alla cosiddetta difesa tecnica, ossia ad essere assistiti nel processo da un esperto.Il patrocinio a spese dello Stato è un istituto volto a garantire il diritto di difesa per i soggetti economicamente deboli”.

Un diritto “previsto anche nella Convenzione Europea sui Diritti dell’Uomo (Cedu) e che, in ogni caso “non prevede un automatismo. Sono previsti dei controlli: vi è una prima valutazione del giudice sulla ammissibilità ed una seconda verifica degli organi preposti (guardia di finanza, agenzia delle entrate, ecc)”.

“Ora, ci rendiamo conto che queste brevi riflessioni siano noiose ed abbiano poco appeal sulle prime pagine dei giornali – conclude la Camera Penale -. D’altra parte, come disse Winston Churchill: ‘Una bugia fa in tempo a compiere mezzo giro del mondo prima che la verità riesca a mettersi i pantaloni’”.

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