Codigoro. Troppi studenti iscritti alla prima superiore? Quelli eccedenti una certa soglia vanno ri-orientati, ovvero trasferiti in un’altra scuola e con altre aspirazioni, e quelli rimanenti verranno concentrati in una mega classe da trenta alunni.
È la situazione che denuncia una lettera aperta sottoscritta da tredici genitori dei 33 iscritti alla prima del Liceo linguistico dell’Istituto di istruzione superiore “Guido monaco di Pomposa”, di Codigoro. Il primo dei destinatari è il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, che le scuole ferraresi le dovrebbe conoscere bene.
Nonostante ci si sia prodigati per avviare la scuola ‘in presenza’ a settembre, lamentano i genitori, “non sembra mai giungere a maturazione la decisione di affrontare i ‘nodi’ più importanti del problema, che seguendo un principio di realtà dovrebbero essere i primi ai quali dedicarsi: rganici stabili, strutture scolastiche adeguate, eliminazione delle classi pollaio, trasporti adeguati e con riempimento non eccessivo in questa fase di emergenza Covid”.
Proprio sulle classi pollaio (ed è un problema che riflette gli altri), si gioca il paradosso della Guido Monaco. “In questo frangente specifico vorremmo qualche spiegazione in merito alla classe prima del Liceo Linguistico dell’Istituto a cui abbiamo iscritto i nostri figli, l’Istituto Guido monaco di Pomposa – scrivono i genitori -: o forse dovremmo dire delle classi prime, in quanto al momento dell’iscrizione e subito dopo di essa ci erano state promesse due classi prime. Vi erano infatti (come compariva anche nella scheda della classe pubblicata sul sito dell’Istituto) 33 iscritti. Abbiamo invece scoperto durante l’estate che vi sarà una sola classe. A fronte di una situazione
definitiva di 32 iscritti in prima battuta, più altri 2 allievi che hanno chiesto di frequentare sebbene precedentemente si fossero iscritti in un istituto più lontano, ed inoltre in presenza di ben 7 allievi con giudizio sospeso dalla classe prima dell’anno precedente (e che dunque, almeno in parte, potrebbero ulteriormente rimpinguare le fila di questa classe prima)”.
“E a fronte di queste evidenze, le istituzioni cosa suggeriscono?”, domandando i genitori, che conoscono già la risposta: “Di mandare via tutti gli alunni che eccedono i 30! Lo chiamano ‘ri-orientamento’… Ma se i nostri ragazzi avessero propensione e desiderio di studiare altre discipline, diverse dalle lingue straniere, li avremmo già iscritti ad altri indirizzi dell’istituto! Inoltre, consideriamo l’importanza delle lingue straniere in un territorio vocato al turismo come il Delta”.
E non solo vi sarebbe questa sorta di ri-orientamento forzoso, ma la beffa è che le due classi promesse sarebbero in raltà una sola, enorme, da 30 alunni, difficile da seguire e con tutto quel che consegue anche in ottica di lotta all’epidemia, che non sembra giunta a una svolta tale da permettere di abbandonare ogni necessità di evitare luoghi affollati, come una classe con tre decine di studenti più un insegnante: “Vorremmo aggiungere – si legge infatti nella lettera – che, anche qualora diversi allievi venissero ‘ri-orientati’ rimarrebbe una classe di 30 allievi, o giù di lì. È evidente che l’efficacia didattica di una classe di trenta elementi è notevolmente più bassa di un gruppo classe di 15-20 allievi, il numero ottimale grazie al quale gli alunni possono collaborare ed interagire fra di loro e con i docenti, essere seguiti in maniera individualizzata e – in questo periodo – evitare gli ulteriori problemi logistici e sanitari collegati all’emergenza Covid. E, parlando di efficacia didattico-educativa, ancora nulla sappiamo di eventuali bisogni educativi speciali o disabilità che vi dovessero essere nella classe, fattore che aggiunge complessità, necessità di maggiore attenzione, nello svolgimento individualizzato delle attività educative”.
I genitori ricordano anche che la scuola “insiste su un territorio periferico, in grave calo demografico, e gravato dai tanti problemi che affliggono la provincia italiana, problemi che il nostro governo – centrale e regionale – a parole si affanna a dire di voler risolvere con i progetti più disparati. Crediamo che nelle aree come la nostra i giovani dovrebbero essere aiutati a rimanere sul territorio, soddisfacendo la richiesta di formazione che da loro proviene. Assurdo spingere i giovani ad andarsene altrove, evidentemente verso le città. Oltretutto, obbligati a prendere mezzi di trasporto che, in questo periodo in particolare, costituiscono un ulteriore problema”.
“A nostro parere – concludono i genitori -, l’aiuto alle aree interne e disagiate viene prima di tutto da una attenzione ai bisogni formativi, di competenze, di chi vive sul territorio, e in maniera concreta, misurabile, con le risorse che si mettono sui capitoli di spesa importanti come la concessione di classi e di organico: progetti, progettoni e progettini, come altre iniziative simboliche varie, vengono dopo”.
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