Tentato omicidio al Doro. Confermata la custodia in carcere
È stata confermata, nella mattinata di ieri, la custodia cautelare in carcere per la 40enne fermata lunedì 29 giugno con l'accusa di tentato omicidio ai danni della coinquilina
È stata confermata, nella mattinata di ieri, la custodia cautelare in carcere per la 40enne fermata lunedì 29 giugno con l'accusa di tentato omicidio ai danni della coinquilina
Ha parlato e ricostruito quanto accaduto la 40enne di nazionalità nigeriana fermata lunedì 29 giugno con l'accusa di tentato omicidio ai danni della coinquilina. La donna, detenuta da due giorni nel carcere della Dozza di Bologna, nella mattinata di ieri (1° luglio) è stata portata davanti al giudice per le indagini preliminari Marco Peraro del tribunale di Ferrara
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Tra i documenti ritenuti di rilievo dagli inquirenti trovati all’interno del personal computer di don Giuseppe Rugolo è stato trovato un memoriale.
Il documento è suddiviso in tre file e scritto a partire dal 16 aprile 2009 e più volte modificato.
L’ultima modifica risale a gennaio 2021, quando si apprende della denuncia del giovane nei suoi confronti.
Il documento riguarda proprio il suo rapporto con F. (iniziale di fantasia per indicare la parte offesa), che gli era stato affidato per ragioni di istruzione ed educazione alla religione cattolica.
Da questo “memoriale” (con questo titolo è stato salvato sul pc) gli inquirenti trovano elementi di riscontro alle dichiarazioni della presunta vittima.
“Sono entrato in seminario nel settembre del 2006 – inizia il racconto del sacerdote -. I primi ricordi che ho di F. risalgono al 2008, lui era uno dei tanti ragazzi che frequentavano la parrocchia”.
Nel 2009, un sabato pomeriggio, “penso nel mese di maggio, mi chiese di parlare e io gli fissai un appuntamento. Qualche giorno dopo ci incontrammo, lui mi parlò dei suoi problemi adolescenziali”.
Si avvicinava l’estate e la parrocchia nel mese di luglio organizzava il Grest. “Tutti i giovani erano coinvolti e anche lui partecipò. Un pomeriggio mi chiese di parlare un po’. Entrammo in aula mi raccontò di una conoscenza virtuale; io lo invitavo alla prudenza”.
Tralasciando gli elementi inutilmente pruriginosi, l’indagato lascia intendere che sia stata la presunta vittima ad avvicinarlo e a fargli le prime avances. “Purtroppo lentamente le nostre conversazioni divennero sempre più confidenziali e infantili”.
Il memoriale prosegue con altri episodi in cui è F. che cerca in continuazione e con insistenza di avvicinarlo. In una occasione si concedono atti di libidine. “Il nostro rapporto divenne di complicità” scrive il don, enumerando alcuni incontri non attinenti alla vocazione che ebbe con il ragazzo, sia prima della maggiore età che successivamente.
“La nostra amicizia era molto infantile, io ero molto affettuoso con lui e lui era molto affettuoso con me. Quando stavamo insieme, molto raramente, si scherzava, io gli volevo veramente bene”.
Dopo il 18o compleanno si verificano altri episodi. A detta dell’autore del memoriale sempre senza mai usare violenza o sopraffazione, ma nel modo più consensuale che si possa ipotizzare.
Nell’ottobre 2012, “improvvisamente, per ragioni pastorali fui inviato in duomo e le nostre relazioni si allentarono”. Poi don Rugolo apprende che F, ha parlato anche con altri sacerdoti.
“Nell’ottobre 2014 fui contattato urgentemente dal mio parroco per un incontro. I genitori di F. erano andati ad accusarmi”. Secondo il prete “il figlio mi aveva accusato durante una lite familiare”; “io ero sconvolto, il parroco mi propose un incontro con F.”. Il giorno dopo avviene il confronto a tre.
“Io prendevo appunti – riporta il don -, lui mentendo mi accusava e spesso entrava in contraddizione: ricostruiva l’accaduto un anno prima, disse che avevamo avuto dei rapporti sessuali completi, che lo avevo traviato. Io smentii, purtroppo mi chiusi a riccio… prima che andasse via gli chiesi perché aveva fatto questo e lui non rispose”.
“Dopo la mia nomina a parroco nel settembre 2018 – conclude il memoriale – F, nel mese di ottobre ha chiesto un’udienza al vescovo, ha dato la sua versione dei fatti ma al vescovo sottolineò che non avevamo avuto rapporti completi”.
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