Comacchio. Continua solo nei confronti di uno degli imputati – l’amico di 37 anni che guidava la moto – il processo per la morte di Francesca Farinelli, la 25enne comacchiese vittima di un terribile incidente stradale, avvenuto il 21 giugno del 2017, sulla provinciale 15 a Comacchio, a neanche mezzo chilometro di distanza dall’ospedale San Camillo.
L’altro imputato, un uomo di 85 anni che guidava la Bmw 320 che era in fase di svolta verso la stazione di servizio, contro la quale finì il motociclo, è infatti deceduto e la sua posizione è stata dunque archiviata.
Nell’udienza di venerdì, davanti alla giudice Giulia Caucci, è stato sentito il consulente tecnico della procura, l’ingegner Alberto Vallini, che ha ricostruito l’incidente, usando anche i fotogrammi di una telecamera. Secondo il consulente la moto viaggiava (in media) a 90 km/h calcolati in uno spazio ristretto, quando la moto era a 23 metri circa dall’auto, e se avesse tenuto i 50 orari, contando un secondo di reazione alla vista dell’ostacolo, avrebbe avuto tutto il tempo di evitarlo e comunque la Bmw avrebbe avuto il tempo completare totalmente la manovra. Per il consulente della difesa, l’ingegner Massimo Massa, la velocità tenuta dalla moto non avrebbe invece avuto un ruolo nella causazione dell’incidente. La giudice si è riservata di nominare un proprio super perito.
Forse la moto era in fase di accelerazione, come alcuni testimoni sembrerebbero indicare sia per aver sentito il tipico rombo del motore, sia perché in un fotogramma si nota la moto che impenna, anche se questo comportamento l’ingegnere ha affermato possa essere attribuile, in astratto, a un tentativo di autodifesa da parte del centauro (che è anche parte civile perché riporto delle lesioni gravi nello scontro) alla vista dell’auto davanti a lui: in un fotogramma lo si vede che allarga le gambe.
A differenza di quanto affermato da alcuni testimoni – a riprova che il fatto sia stato davvero tragico e complicato – le immagini mostrano come la giovane vittima non sia volata via dalla moto, ma sia rimasta ancorata ad essa, probabilmente per via dello zaino incastrato nella ruota posteriore. Anche sul sorpasso operato e ricordato dai testimoni, sembra che sia avvenuto in un punto un bel po’ precedente a quello dell’impatto e, dunque, è difficile metterlo in relazione con l’incidente.
Si ritorna in aula il 18 dicembre.
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