Cronaca
8 Agosto 2019
Il critico furioso: “Esposto alla Corte dei Conti contro i carabinieri e al Csm contro i magistrati”

Sgarbi accusato di aver autenticato opere false

di Daniele Oppo | 2 min

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Avviso di garanzia per Vittorio Sgarbi, accusato dalla procura di Roma e dai carabinieri del nucleo di Tutela Patrimonio Culturale di aver redatto false perizie sull’autenticità di – presunte – false opere dell’artista Gino De Dominicis.

Nel novembre 2018 il suo nome era comparso nell’elenco dei 23 indagati nell’ambito di una maxi inchiesta sull’autocertificazione di opere d’arte contraffatte, che portò anche a due arresti.

Il critico, come già a novembre, ha preso molto male l’avviso di garanzia, pubblicando su Facebook un video accusatorio nei confronti di magistrati e carabinieri, con contenuti poi ripresi in un comunicato stampa.

“Io che sono stato loro vicino, e l’ho dimostrato, e sono stato chiamato dal Generale Conforti per assistere il Nucleo tutela patrimonio culturale, vengo intercettato e accusato di fare ‘perizie false’ di un autore concettuale, senza essere indagato, senza essere interrogato e senza potere spiegare un fatto elementare – afferma Sgarbi -: che le perizie sono opinioni, e dipendono dalla conoscenza e dalla esperienza, che si scrivono dietro le fotografie di opere conosciute e non dietro i quadri, e che si possono fare in studi, in albergo, seduti o in piedi. Ma i carabinieri, e i magistrati prevenuti, suggestionandosi a vicenda, non ci arrivano”.

Il critico annuncia anche di voler fare un esposto alla Corte dei Conti contro i Carabinieri “per le inverosimili spese e l’uso improprio di danaro pubblico per indagini prive del requisito fondamentale: che le ‘cose’ che si tutelano dai falsi siano opere d’arte .Infatti ,il codice dei beni culturali prevede che non siano disciplinate come opere d’arte le cose ‘la cui esecuzione non risalga ad oltre 70 anni’”.

Per questo, secondo Sgarbi, gli inquirenti “hanno indagato su una materia inesistente. E hanno tradito, non solo il rapporto di fiducia con me, che li ho sempre sostenuti e assistiti, ma anche i cittadini che pagano tasse per i loro capricci”.

“Un oggetto del 1994  – spiega – ha un valore solo per i mercanti d’arte contemporanea: chiunque può ritenersi artista, ma non può pretendere di esserlo perché qualcuno, in uniforme o toga, lo presume, o lo stabilisce, fuori della legge. Valore di mercato e valore d’arte non necessariamente coincidono”.

Sgarbi annuncia di voler promuovere un “analogo esposto al Csm, contro i magistrati Laura Condemi e Daniela Caramico D’auria, per indagini su una materia inesistente”.

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