Cronaca
24 Maggio 2019
Il pm parla di “tenuità del fatto” per il coro ritenuto minaccioso dal segretario della Lega di Ferrara

La procura archivia per la seconda volta la querela di Naomo Lodi contro gli attivisti

di Redazione | 2 min

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(foto di Alessandro Castaldi)

Per la seconda volta la procura si pronuncia in modo sfavorevole per Nicola Lodi sulle presunte minacce ricevute da cinque attivisti del centro sociale La Resistenza. Il pm ha avanzato la richiesta di archiviazione per tenuità dei fatti.

Fatti che risalirebbero al 23 aprile 2017, quando a Ferrara si tenne un corteo antifascista. Alcuni manifestanti pronunciarono in coro la frase “Lodi stati attento a come fischia il vento”. “Zecche sociali” fu la risposta del segretario comunale della Lega, che sporse querela per minacce.

Il primo sostituto procuratore che esaminò il fascicolo chiese l’archiviazione, alla quale Lodi si oppose. Si arrivò così davanti al giudice di pace, che emise una imputazione coatta. Durante il processo però, su richiesta dell’avvocato di parte civile, il giudice rinvia gli atti in procura, nonostante la richiesta di assoluzione del pm, perché venga riformulato il capo di imputazione: da minacce semplici a minacce aggravate.

Una decisione di natura tecnica: l’aggravante infatti non sarebbe determinata dal contenuto o dalla sussistenza delle presunte minacce, ma più semplicemente dal fatto che a essere accusato non era una singola persona ma un gruppo, e di conseguenza l’eventuale reato dovrà essere trattato come aggravato da un tribunale ordinario, e non come reato semplice da un giudice di pace.

Ora, “interrogata” una seconda volta, la procura chiede nuovamente l’archiviazione. A questo punto Lodi potrà nuovamente fare opposizione. Così come potrebbe farla la difesa, per puntare magari a una archiviazione piena, avendo sempre ritenuto che la frase incriminata non costituisse reato.

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