“Abbiamo perso la più grande azienda ferrarese e, se non troviamo un approdo, perderemo anche la Fondazione. Per questo dobbiamo fare fronte comune: solo se siamo uniti siamo più forti per fare da interlocutore forte e non andare a negoziare con condizioni di maggiore debolezza”.
E’ l’appello all’unità nella vicenda Carife lanciato dal sindaco Tiziano Tagliani durante il consiglio comunale di lunedì. All’ordine del giorno la mozione per il reinserimento lavorativo degli ex dipendenti della Cassa di Risparmio di Ferrara presentata da Vittorio Anselmi (FI) e sottoscritta da Pd, SI e Lega Nord.
Il documento è stato approvato quasi all’unanimità (astenuti solo Fc e M5S) non tanto per la proposta lavorativa in sé, quanto per dare un segnale politico importante durante la negoziazione dell’acquisizione della banca cittadina da parte di Bper.
“Sarebbe illegittimo se qualsiasi percorso di reinserimento lavorativo privilegiasse la provenienza da un’azienda rispetto ad un’altra, anche perché le crisi occupazionali sono tante in provincia” sottolinea il sindaco che, invece di creare percorsi formativi e di reinserimento lavorativo per gli ex dipendenti Carife, propone di “accompagnarli in progetti di lavoro autonomo” per chi voglia sfruttare gli incentivi all’esodo nella realizzazione di un’impresa.
Insomma, l’obiettivo di Tagliani è tornare a far girare l’economia ora che “la città non ha più un istituto di credito ferrarese e rischia di perdere anche la sua Fondazione”. Una crisi che “lascia per strada una scia di difficoltà, dove la politica può fare la differenza” concorda Anselmi che in questa mozione tentava di “costruire un ponte tra le diverse posizioni sulla crisi Carife, non per creare una strada privilegiata ma per affrontare una crisi occupazionale straordinaria”.
I dubbi sui favoritismi erano giunti da Alberto Bova (Fc) che ha deciso di astenersi dal voto perché “tra il personale Carife ci sono miei amici e il consigliere di opposizione (Fornasini, ndr)” e perché “nel comune di Ferrara ci sono realtà ben peggiori: gli esuberati hanno una indennità mentre nessuno si è occupato dei 14 impiegati di Este Sport messi a casa o degli altri lavoratori licenziati per altre crisi aziendali”.
Il sostegno agli ex dipendenti viene anche da Ilaria Morghen (M5S) che presenta un emendamento per chiedere di “stabilire una data certa di uscita dall’azienda, creare un’unità di gestione territoriale degli esuberi per il reingresso lavorativo degli esuberati ed esercitare il giusto controllo per evitare speculazioni e ulteriori operazioni di sciacallaggio”. L’emendamento, non accolto dallo stesso Anselmi, è stato bocciato dal consiglio.
Un accenno arriva anche all'”aumento di capitale criminale” denunciato dal procuratore generale di Bologna, Ignazio De Francisci. A intervenire sulla questione è Bova che si chiede “se il procuratore si voglia fermare al comportamento degli amministratori locali o vada a vedere anche il lavoro della Banca d’Italia che ha approvato e sollecitato questo aumento di capitale. Non bisogna prendersela con i deboli ma verificare chi ha imposto questa manovra tramite una indagine accurata” chiosa il consigliere Fc che punta il dito contro Banca d’Italia perché “è inspiegabile che non sapesse nulla di una ricapitalizzazione da 150 milioni per poi qualche mese dopo dichiarare il fallimento di Carife”.
La verifica delle responsabilità viene caldeggiata anche da Anselmi: “I responsabili sono molteplici e approviamo l’idea di una commissione di inchiesta parlamentare. La procura è entrata a gamba tesa con un intervento inopportuno, posto che a carico delle amministratori ci sono inchieste in corso e procedimenti aperti.
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