Eventi e cultura
17 Maggio 2015
Il professore ex segretario del Pdci ha guidato il pubblico del Ridotto alla riscoperta dell'intellettuale e giurista

Oliviero Diliberto sulle tracce di Calcagnini

di Redazione | 3 min

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di Francesco Altavilla

“Calcagnini, chi era costui?”. La ricerca del professor Oliviero Diliberto sulle tracce dell’intellettuale rinascimentale ferrarese è cominciata così. “Il dotto Celio Calcagnin” come viene citato nel canto XLII de “L’Orlando Furioso” di Ludovico Ariosto, era un eclettico umanista che gravitò intorno alla corte estense a cavallo tra il XV e il XVI secolo.

Il Ridotto del Teatro Comunale, è stata la “bella cornice” per usare le parole di Italo Cariani, presidente dell’associazione culturale “Democratica”, che ha voluto dare avvio alle sue attività, ospitando il professor Diliberto, impegnato in questo periodo a portare testimonianza, in Italia e all’estero, della ricerca che ha condotto sulla figura del poliedrico Calcagnini. “Una bella occasione di dialogo tra le varie componenti della cultura ferrarese, uno dei ruoli che vogliamo svolga il teatro” ha sottolineato Roberta Ziosi, presidente del Teatro Comunale di Ferrara.

Dunque, chi era questo Celio Calcagnini, ricordato da Ariosto nella sua opera più famosa, cui era anche intitolata una scuola proprio qui a Ferrara? Nato nel 1479 a Ferrara, figlio illeggitimo di una famiglia facoltosa, da cui venne riconosciuto, Celio Calcagnini dopo essersi laureato all’Università di Ferrara, “tra le più prestigiose d’Europa all’epoca” ha ricordato Diliberto, inizia a lavorare per la famiglia degli Este, calandosi appieno nel clima cosmopolita che contraddistingueva la corte ducale. Svolgendo diverse attività, da quella di insegnante a quella di funzionario, senza trascurare le tante missioni diplomatiche che lo portarono in Polonia e in Ungheria, Calcagnini giunse ad essere nominato, nel 1517 storico ufficiale dei Duchi d’Este. Fortemente legato al cardinale Ippolito d’Este, Calcagnini a Ferrara e nei suoi numerosi viaggi “entrò in contatto ed ebbe rapporti personali con la più raffinata intellettualità dell’epoca” ha sottolineato il professor Diliberto. Di questo suo cosmopolitismo sono rimasti i numerosi epistolari, che lo collegano a Niccolò Copernico e a Erasmo da Rotterdam, per citare alcuni dei suoi più noti “contatti”.

diliberto 1Ma Oliviero Diliberto, docente di Diritto Romano, come è arrivato a Celio Calcagnini? “È corretto dire che questa ricerca mi ha scelto, non che io abbia scelto lei, sono rimasto molto incuriosito dalla figura di Calcagnini, la cui produzione di giurista è pressochè ignota ai più”. Infatti nell’immaginario comune Calcagnini viene ricordato per le sue opere di astronomia, per la sua produzione poetica e teatrale, fu infatti il primo traduttore del “Miles Gloriosus” (Il soldato fanfarone) di Plauto. Ma nella sterminata produzione intellettuale di Calcagnini, le cui pubblicazioni sono tutte postume, si trovano anche trattati di numismatica, di magia, di egittologia, alcuni carteggi sul libero arbitrio in cui Calcagnini, che era un ecclesiastico, prende le parti di Erasmo da Rotterdam. E non ultima una corposa produzione di trattati di diritto, “il fatto strano, che mi ha incuriosito – ha proseguito Diliberto – è che in vita Calcagnini fu giurista di fama, venendo interpellato anche da Enrico VIII, re d’Inghilterra, a proposito del suo divorzio, e venne poi dimenticato una volta morto”. A proposito, indovinate che parere diede l’ecclesiastico Celio Calcagnini al divorzio di Enrico VII. Favorevole. Oliviero Diliberto ha definito quest’uomo una “figura che ha un percorso lineare che però presenta una pruderie molto più interessante ad uno sguardo più profondo”.

diliberto 3Della grandissima biblioteca privata di Celio Calcagnini, che poteva contare circa 1187 volumi, sono rimasti soltanto le carte e i trattati da lui redatti, mentre i libri che componevano la sua collezione, sono scomparsi. L’ultima notizia che se ne ha riguarda le disposizioni testamentarie di Calcagnini, che volle cedere la sua intera biblioteca al convento dei domenicani di Ferrara, a condizione che fosse accessibile al pubblico. Tuttavia i libri sono stati persi, scomparsi nel corso dei secoli, senza lasciare traccia nemmeno nell’inventario dell’archivio della biblioteca Calcagnini conservato presso la Biblioteca Estense di Modena. “Può essere una sfida, per quei ferraresi che vogliano cimentarsi – ha azzardato Diliberto – scoprire dove sono finiti i volumi di Calcagnini, perché d’altra parte la storia dei libri è un po’ come un romanzo poliziesco”.

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