Economia e Lavoro
11 Giugno 2026
Il presidente Piva: "Saremo in prima linea per fermare le importazioni selvagge di grano estero di qualità mediocre, utilizzato per abbattere il valore del prodotto nazionale"

Cia Ferrara pronta al Falsh Mob per difendere “la cerealicoltura e i redditi delle aziende agricole”

di Redazione | 2 min

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In occasione della mobilitazione promossa da Cia-Agricoltori Italiani e prevista per venerdì 12 giugno alle ore 10.30, il presidente di Cia-Agricoltori Italiani Ferrara, Massimo Piva, spiega i motivi che porteranno gli agricoltori del territorio a scendere in piazza con un flash mob simultaneo presso il Porto di Ravenna e il Varco della Vittoria del Porto di Bari.

“Saremo – dice Piva -in prima linea per fermare le importazioni selvagge di grano estero di qualità mediocre, utilizzato per abbattere il valore del prodotto nazionale. Gli agricoltori ricevono prezzi da fame per i loro prodotti, mentre i controlli nei porti sono un “flop” perché eseguiti solo a campione, con rischi concreti per la salute dei consumatori. Le nostre richieste sono nette: stop al sottocosto tramite il rispetto della legge sulle pratiche sleali, controlli su ogni nave con il coinvolgimento di Nas, Guardia di Finanza e Sanità Marittima, e l’applicazione di standard Ue rigidi per il grano importato.”

Il presidente di Cia spiga inoltre essere “fondamentale una legge Pasta Made in Italy che garantisca il 100% di grano italiano e l’origine obbligatoria in etichetta, accompagnata da un piano nazionale di promozione”.

“Va evidenziato – aggiunge – che la crisi non risparmia altri settori d’eccellenza: anche il riso è in crisi, con prezzi di mercato scesi ulteriormente nell’ultimo periodo che non coprono certamente i costi sostenuti per la produzione.”

A questa situazione si aggiunge quello che è ritenuto il paradosso della rotazione colturale. “La nuova Pac (politica agricola comune, ndr) – conclude Piva – prevede che per ottenere i fondi le aziende debbano attenersi a pratiche agronomiche sostenibili che non impoveriscono i terreni, una scelta peraltro comunemente applicata e anche condivisibile. Tuttavia, poiché i cereali sono un tassello necessario all’interno della rotazione, si finisce per ‘obbligare’ le aziende a produrre colture che si sa già saranno in perdita, con costi di produzione che superano le entrate. Questa mobilitazione dà continuità a una battaglia che Cia porta avanti con determinazione dal 2023, sostenuta da una petizione nazionale che ha già raccolto quasi 100.000 firme per la tutela del reddito agricolo e della qualità alimentare.”

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