Morde e picchia il marito davanti ai figli. Donna finisce in carcere
Avrebbe aggredito violentemente il marito, un connazionale di 45 anni, prendendolo a calci, pugni e morsi davanti ai quattro figli minori, prima di essere arrestata
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Il docente di diritto bancario Francesco Caputo Nassetti
“Se l’authority, cioè Bankitalia, autorizza il cambio di controllo, l’acquisto di azioni obbedisce alle regole del mercato: diventa una questione privata tra acquirente e venditore”. In attesa che venga fatta chiarezza sull’ipotesi di acquisto di Carife da parte del Fondo Interbancario di Tutela Depositi, a fornire qualche chiarimento sull’operazione è il docente Unife di diritto bancario Francesco Antonio Caputo Nassetti, che – intervistato da Estense.com – illustra a livello giuridico i passaggi tecnici dell’operazione.
Anche il professore – è bene ricordare – non è a conoscenza dei dettagli del piano del Fitd, ma dalle sue parole si può iniziare a delineare il profilo del progetto. Intanto un chiarimento è essenziale: esistono vincoli all’acquisto di azioni di una banca, e di conseguenza anche della sua quota di controllo? La risposta di Caputo è negativa: “Qualsiasi soggetto può acquistare azioni, se passa le verifiche di Bankitalia: contrariamente al passato, quando c’era una divisione netta tra banche e altre aziende, non c’è alcuna preclusione sul tipo di acquirente, che può essere anche una corporazione. La Banca d’Italia fornisce solo l’autorizzazione amministrativa dopo aver valutato i parametri tecnici e la sostenibilità del business plan, nel quale può richiedere modifiche o integrazioni”.
Quello su cui né la Banca d’Italia né i suoi commissari straordinari in Carife possono intervenire, è quindi il valore della proposta (o delle proposte) di acquisto delle azioni, che obbediscono alla legge del mercato: domanda e offerta. “Non esistono garanzie di legge sul valore delle azioni – spiega Caputo -, che dipendono solo dalla valutazione dell’acquirente e dalla trattativa con chi deve vendere”. Per quanto riguarda invece i conti correnti dei clienti Carife, la normativa è più complessa: mentre negli Usa è la Federal Reserve a garantire fino a 250mila euro per ogni correntista, nell’Unione Europea non esiste una misura simile a livello comunitario. A sopperire in Italia a questa mancanza è proprio il Fitd, attraverso tutte le banche consorziate, a coprire fino a 100mila euro in caso di liquidazione coatta della banca.
Il rischio di vedere diminuire o sparire (nel caso il capitale azionario venisse totalmente azzerato) il proprio capitale investito vale quindi per gli azionisti Carife, in primis per la Fondazione che detiene il 55% circa dell’intero pacchetto. “Chi compra una banca in questo caso non lo fa per il suo valore attuale – afferma Caputo -, ma con ogni probabilità per investire e farla ripartire. Il problema vero, quindi, sarà il prezzo per titolo che verrà offerto agli attuali azionisti“.
Nel frattempo chi si mostra più ottimista verso il piano del Fitd sono i sindacati dei dipendenti Carife (Dircredito, Fabi, Fiba Cisl, Fisac Cgil e Ugl Credito), che sperano di risolvere i problemi legati a blocchi delle assunzioni, degli stipendi e degli orari lamentati durante il commissariamento. “Non abbiamo ricevuto conferme ufficiali da parte dell’organo commissariale – affermano i rappresentanti delle sigle – in merito alla veridicità di queste affermazioni. Riteniamo comunque che, se fossero vere, si tratterebbe di novità positive per il futuro della banca e di tutta la clientela, in particolare modo se anche gli azionisti saranno salvaguardati. Auspichiamo a breve una nota ufficiale da parte dell’organo commissariale o del Fitd che possa contribuire a fare chiarezza sul futuro della banca, ricordando che questi due anni sono stati particolarmente gravosi, e che è soprattutto grazie ai dipendenti che la banca continua a svolgere la propria funzione di sostegno economico del territorio”.
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