“La sentenza su Cona non si discute, ma le responsabilità politiche rimangono intatte”. Non ha alcuna intenzione di archiviare la vicenda degli appalti del nuovo ospedale di Cona il capogruppo in consiglio comunale di Forza Italia, Vittorio Anselmi, dopo che il tribunale di Ferrara ha deciso di assolvere tutti gli imputati dalle accuse di truffa, omissione e abuso di potere. Perchè anche se, secondo i giudici ferraresi, nessun reato penale è stato provato in giudizio, rimangono sempre e comunque in sospeso parecchi temi di interesse pubblico e politico: “La sentenza infatti – afferma Anselmi – non chiarisce certo perchè Cona sia costata infinitamente più del previsto, perchè ci siano padiglioni chiusi e inutilizzati, perchè la struttura sia considerata da più astrusamente ‘complicata’, perchè vi siano ripetuti fenomeni di degrado come allagamenti, perdite e infiltrazioni e così via”.
Assoluzioni o no, insomma, secondo Anselmi i problemi del nuovo nosocomio rimangono inalterati. Inclusi quelli relativi alle cifre ancora da versare a Progeste. “La sentenza – continua il capogruppo forzista – nemmeno ci dice perchè i rapporti con la ditta costruttrice non siano del tutto definiti. Ma lo sapremo tra poco, quando i giudici (civili, ndr) si pronunceranno sulle numerose e corpose riserve tecniche avanzate da Progeste: si parla di circa 7 milioni di euro in ballo (in realtà, come descritto nelle delibere dell’azienda ospedaliera, le richieste delle ditte ammontano a ben 160 milioni di euro, ndr). Se venissero riconosciute come fondate, come farà l’azienda Ospedaliera a pagare quelle somme? Chi aprirà il borsellino? E chi si assumerà anche questa ulteriore gravosa responsabilità, politica oltre che amministrativa?”.
Domande che al momento non sembrano sfiorare nè il Partito Democratico né Legacoop, che al termine del processo non hanno risparmiato gli attacchi verso le “speculazioni e strumentalizzazioni politiche” e le “accuse infamanti” a cui a loro avviso sarebbero stati sottoposti gli imputati. “Capisco la loro fretta di provare ad azzerare il contagiri – risponde Anselmi -, ma per noi le cose non cambiano e la sentenza non ci fa spostare di un centimetro dalle nostre convinzioni, e da un giudizio fortemente negativo su un sistema politico-economico che emerge a tinte fosche anche dagli atti del processo: alcune intercettazioni pubblicate dalla stampa sono davvero inquietanti” (in particolare quelle del rup Beccati e del direttore dei lavori Melchiorri, ndr).
Le considerazioni finali del consigliere di Forza Italia sono dedicate alla situazione complessiva della sanità locale e regionale, dipinte a tinte assai cupe: “Il Pd tramite il suo neosegretario (Vitellil, ndr) si è candidato a guidare la politica sanitaria, in continuità con le scelte del passato, per ‘andare oltre Cona’. Ma la provincia di Ferrara ha già dato molto, anzi certamente troppo a questo modello di sanità voluto dalla sinistra. Sono state dilapidate enormi quantità di denaro pubblico – nostro – in strutture sovradimensionate – Cona -, in operazioni sbagliate – San Camillo – e in modelli della cui utilità molti dubitano, le cosiddette case della salute. E intanto il sistema non sembra migliorare, anzi: le code continuano, le prenotazioni per esami e interventi rimangono un dramma, con conseguente fuga all’esterno, alcune prestazioni sanitarie sembrano favorire in modo sfacciato l’attività professionale di pochi a discapito di un più etico ruolo pubblico e via così enumerando”.
Tutte questioni che secondo Anselmi rischiano di passare in secondo piano dopo il verdetto dell’inchiesta Cona, che potrebbe essere erroneamente interpretato dall’opinione pubblica come la confutazione di tutti i problemi tecnici ed economici emersi dall’inchiesta della procura. “Davvero non vediamo in giro elementi che ci possano lasciare tranquilli sul futuro della sanità ferrarese – conclude Anselmi -, ma il PD ovviamente si dichiara pronto a continuare a fare da “macchinista” alla guida del carrozzone. E purtroppo grazie alla sentenza dell’altro giorno il PD non solo non tenta un minimo di autocritica, ma si sente legittimato a lanciare un messaggio forte e chiaro: non disturbate il macchinista! Non conti sulla nostra disponibilità”.